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Thomas Silva, il talento uruguaiano a cui non basta partecipare

11/05/2026

Fiducia nei propri mezzi e una freddezza fuori dal comune. A soli 24 anni, Thomas Silva (XDS Astana) è riuscito a portare l’Uruguay nella storia del Giro d’Italia conquistando la prima vittoria di tappa di sempre per il suo Paese, appena alla seconda giornata in assoluto disputata da un uruguaiano alla Corsa Rosa.

 

«Preferisco passare alla storia per aver conquistato qualcosa, piuttosto che per il semplice fatto di esserci», aveva dichiarato giovedì, alla vigilia della partenza in Bulgaria. E ha mantenuto la promessa nel modo più clamoroso.

 

Sul traguardo di Veliko Tarnovo, suo padre lo ha osservato commosso. Era arrivato fin lì per seguire il suo “Thomi”, consapevole del percorso straordinario compiuto dal figlio. Solo sette anni fa correva ancora con i colori azzurro e giallo del Club Ciclista Maldonado, lontanissimo dall’idea di poter un giorno vestire la Maglia Rosa.

 

Dall’Uruguay all’Europa, inseguendo un sogno

 

La prima grande occasione è arrivata nel 2019, quando la Fundación Ciclismo Laciana gli ha aperto le porte della Spagna, a Villablino, nel nord-ovest del Paese. Silva, allora riconoscibile per la lunga chioma e i baffi folti, dominava già in patria — campione nazionale elite a soli 19 anni — e iniziava a mettersi in mostra anche in Europa. La pandemia ha rallentato temporaneamente la sua crescita, ma non ne ha fermato l’ascesa.

 

«Per migliorare sapevo di dover emigrare», raccontava qualche anno fa. «Diventare professionista era il sogno che avevo da quando ho lasciato casa. Credo che, grazie ai miei risultati, oggi il ciclismo uruguaiano sia un popiù visibile».

 

Per il momento, quel percorso lo condivide soltanto con un altro professionista uruguaiano, Eric Fagúndez, tra i primi a congratularsi con lui dopo il trionfo.

 

La crescita in Spagna e il salto nel WorldTour

 

La svolta è arrivata nel 2022, grazie ai buoni risultati ottenuti nella Copa de España, che hanno convinto la Caja Rural ad inserirlo prima nella formazione amateur e poi, nel giro di pochi mesi, in quella professionistica. Dopo aver conquistato quella Copa elite e Under 23, Silva ha debuttato tra i professionisti nell’agosto 2023.

 

Nel frattempo cresceva rapidamente anche dal punto di vista tecnico e metodologico. «Lutilizzo dei misuratori di potenza ci aiuta tantissimo», raccontava, ricordando quanto il lavoro svolto in Spagna abbia accelerato il suo sviluppo.

 

Alla Caja Rural è esploso definitivamente nel giro di due stagioni: vittorie di tappa in Portogallo e in Cina, il salto nel WorldTour con la XDS Astana -aveva ancora un contratto con la squadra spagnola, ma la chiamata dalla massima categoria ha cambiato tutto- e la generale al Tour di Hainan poche settimane prima del trasferimento in Bulgaria.

 

“Da bambino guardavo il Giro in TV”

 

«Non ti rendi conto di quello che puoi trasmettere finché non lo vivi davvero», racconta Silva pensando ai tanti ragazzi uruguaiani che oggi si identificano nella sua storia.

 

«Ho sempre guardato il Giro dItalia. In Uruguay, per via del fuso orario, lo seguivo la mattina e poi uscivo ad allenarmi. È una corsa che ha scritto la storia del ciclismo e fatto nascere campioni straordinari. Essere qui, in Maglia Rosa, è un orgoglio enorme».

 

E oggi quell’orgoglio appartiene anche a tutto l’Uruguay.

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