Se il finale della Praia a Mare – Potenza del Giro d’Italia 2026 lo avesse scritto Alfred Hitchcock difficilmente sarebbe stato più elettrizzante e adrenalinico di quello che effettivamente è stato. Merito di due protagonisti resilienti: Igor Arrieta (UAE Team Emirates-XRG) e Afonso Eulálio (Bahrain Victorious).
Ma andiamo con ordine: a 50 km dall’arrivo, in cima alla difficile salita della Montagna Grande di Viggiano, appare chiaro da subito che la tappa se la sarebbero giocata loro due. E così è stato, solo che in mezzo è successo di tutto. Dopo una giornata in cui i corridori si son presi secchiate d’acqua a ripetizione, a 12 km dall’arrivo è scivolato Arrieta, aprendo le porte del Paradiso a Eulálio. Ma anche il portoghese è finito a terra a 5 km dal traguardo di Potenza, così alle porte della città lucana i due si sono ritrovati di nuovo assieme, solo che feriti, sanguinanti e stanchi. Il finale si fa ancora più fantozziano quando Arrieta sbaglia strada ai -2: stavolta sembra finita, invece Eulálio si pianta malamente nell’ultimo chilometro, distrutto dalla fatica e dalle botte, lo spagnolo rimonta e lo salta negli ultimi 50 metri, andando a vincere una delle tappe coi finali più pazzi di sempre.
In lacrime per l’incredulità e la fatica, Arrieta ha centrato il successo più importante della sua giovane carriera, mentre Eulálio ha potuto mitigare la delusione conquistando – e diciamo poco – la Maglia Rosa. Già, perché in tutto ciò dietro Giulio Ciccone si è trovato totalmente isolato dopo la salita di Viggiano, senza nessuno che gli desse una mano nell’inseguimento. Ci ha provato in prima persona per un po’, poi ha alzato bandiera bianca… il suo sogno lo aveva già realizzato.