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Alberto Bettiol, dal pavè del Fiandre alla magia di Verbania

22/05/2026

Ormai è un’opinione comune: “Alberto Bettiol vince poco, ma quando lo fa, lascia il segno”. E in effetti, il corridore toscano ha messo a segno oggi a Verbania il suo secondo, clamoroso capolavoro personale al Giro d’Italia. Un’altra impresa da aggiungere alla collezione di un corridore vincente, un vero cavallo di razza.

Un Giro delle Fiandre non si vince mai per caso. “L’università del ciclismo” è stata conquistata dal toscano nel 2019, in una giornata storica per i colori azzurri in Belgio, che vide l’Italia imporsi sia nella gara maschile che in quella femminile grazie a Marta Bastianelli. Uno scatto secco sull’Oude Kwaremont, uno dei muri più iconici e difficili della corsa fiamminga, bastò per volare in solitaria verso il traguardo di Oudenaarde. “Quel giorno ho vinto la gara più bella del mondo”, ha affermato dopo il trionfo in Piemonte.

I due capolavori di Alberto Bettiol al Giro d’Italia

Da quel giorno sono nate pressioni e responsabilità. Inutile nasconderlo: quando vinci una Classica Monumento entri di diritto nella storia del ciclismo, le aspettative aumentano e la necessità di confermarsi si fa stringente. Eppure, nel 2021, è arrivata un’altra magia: l’attacco nella tappa di Stradella e il trionfo in solitaria. Uno dei grandi capolavori di Bettiol, di quelli che restano impressi nella memoria collettiva degli appassionati.

La maglia tricolore e un ciclismo oltre i numeri

Nel biennio successivo la sfortuna e gli acciacchi fisici sono tornati a bussare alla sua porta. Ma il 2024 è stato l’anno della rinascita: dopo la Milano-Torino, il toscano ha conquistato la maglia tricolore sulle sue strade, a Sesto Fiorentino. Non è riuscito a raccogliere successi con la divisa di campione d’Italia, ma se c’è una caratteristica che lo rende un corridore unico, quella è la grinta.

Ed è esattamente da quella grinta che è nato il successo di oggi a Verbania, nella sua seconda casa, circondato dagli affetti più importanti. Una vittoria liberatoria per un atleta che, a caldo, non ha nascosto tutta la sua filosofia: “Il ciclismo non è solo numeri, ma anche e soprattutto cuore e passione. Se davvero fosse fatto solo di numeri, saremmo tutti ingegneri”.

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