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Gavia

Bianco, Rosa e Ciclamino

La prima volta del Gavia al Giro fu nel 1960, con il vicentino Imerio Massignan che riuscì scollinare per primo lassù, ai 2.621 metri tra la Valtellina e la Val Camonica. In discesa però forò non una, non due, ma tre volte, terminando la tappa sul cerchione e in lacrime, dopo essere stato battuto per una manciata di secondi sul traguardo di Bormio da Charly Gaul.

Ma fu al secondo passaggio – 28 anni dopo, nell’88 – che il Passo entrò nella storia del Giro, in una delle giornate più epiche di tutto il ciclismo moderno.

Il 5 giugno si correva la quattordicesima tappa da Chiesa Valmalenco a Bormio, di soli 120 chilometri ma con Aprica e, appunto, il temutissimo Gavia. Aria di neve fin dalla partenza, ma l’attesa dei tifosi era troppa, dunque si partì. In Maglia Rosa c’era Franco Chioccioli, ma dietro di lui c’erano sette corridori in meno di tre minuti. Dunque, tutto ancora apertissimo. Il primo ad attaccare però non fu un uomo di classifica ma Johan Van der Velde, che puntava alla tappa per consolidare la sua Maglia Ciclamino. L’olandese partì all’inizio della salita e fu anche il primo di tutti a vedere la pioggia tramutarsi in nevischio, poi il nevischio in neve e infine la neve diventare bufera. Fece tutto il Gavia così com’era a fondovalle: pantaloncini corti e maglietta, niente guanti nè mantellina, gambali o cappello, niente. Il secondo a partire fu il quinto della generale, l’americano Andrew Hampsten, che sapeva di poter contare su un vantaggio che si sarebbe rivelato decisivo. Correva con la 7-Eleven, l’unica squadra che, a differenza di tutte le altre, quel giorno era arrivata preparata. Avevano avuto il semplice accorgimento di comprare vestiti caldi e distribuirli lungo la salita a tutti i loro corridori.

Ci sono due foto che rendono (per quanto possibile) l’idea di cosa fu quella tappa. In una c’è  Van der Velde che sale con indosso soltanto pantaloncini e maglietta, le mani nude aggrappate al manubrio e la testa e le spalle coperte di neve. L’altra ritrae Hampsten, anche lui tutto imbiancato ma con gli occhialoni da sci, berretto, maglione e guanti di lana.

E questo, a oltre 2.600 metri d’altezza, in mezzo alla tormenta, significò tutta la differenza del mondo.

Ciò che non fece la salita lo fece la discesa. Van der Velde transitò per primo con circa un minuto di vantaggio dall’americano, si lanciò come in trance giù per i tornanti senza fermarsi neanche un attimo per scaldarsi o cercare da vestire. Ma fece poca strada, poi dovette arrendersi. Si rifugiò in un camper dove venne accudito con coperte e thè caldo, e da dove sarebbe ripartito solo molto tempo dopo, arrivando a Bormio con 47 minuti di ritardo. Hampsten invece in cima al Gavia si mise addosso qualcos’altro di asciutto e ripartì, seguito a poca distanza da Erik Breukink. La strada per Bormio era ancora lunga, viscida e piena di insidie, le loro ammiraglie perse chissà dove in quel mondo di ghiaccio. I due soffrirono parecchio (disse in seguito Hampsten: “Potremmo passare un paio d’ore con io che cerco di capire come descrivere quel freddo”) ma alla fine arrivarono al traguardo, con Breukink che anticipò di un soffio il compagno di avventura conquistando la tappa.

L’americano, dal canto suo, festeggiò indossando la Maglia Rosa che avrebbe poi mantenuto fino all’ultima tappa, primo atleta non europeo a riuscirci.

Tutti gli altri dispersi, o qualcosa del genere. Jean-François Bernard arrivò a 9’21”. Giuseppe Saronni e Roberto Visentini dopo mezz’ora, Tony Rominger a 35 minuti, Chioccioli riuscì a difendersi concludendo a 5’04”, ma quel giorno lasciò ogni speranza di vittoria finale, e non solo per quella stagione. Come raccontò lui stesso: “Nelle tappe successive non avevo più le energie necessarie, anche mentali. Quella giornata mi distrusse, mi sono ripreso veramente tre anni dopo, quando dominai il Giro d’Italia”.

Quel 5 giugno 1988 passò alla storia del ciclismo come un giorno che il Passo Gavia rese epico, eroico, struggente e terribile.

Certo, indimenticabile.

Il Gavia e il Giro d'Italia

2014: Tappa 16, Ponte di Legno – Val Martello

1° AL TRANSITO SUL GPM: Robinson Eduardo CHALAPUD GOMEZ 

2010: Tappa 20, Bormio – Tonale

1° AL TRANSITO SUL GPM: Johann TSCHOPP

Simoni, al suo ultimo Giro, va in fuga con Tschopp, ma quest’ultimo lo stacca in vista del Gavia, e prosegue da solo.

2008: Tappa 20, Rovetta – Tirano

1° AL TRANSITO SUL GPM: Julio Alberto PEREZ CUAPIO

2006: Tappa 20, Trento – Aprica

1° AL TRANSITO SUL GPM: Juan Manuel GARATE CEPA

2004: Tappa 18, Cles – Bormio 2000

1° AL TRANSITO SUL GPM: Vladimir MIHOLJEVIC

Garzelli prova l’azione sul Gavia, ma la Saeco lavora per riprenderlo. Sulla salita finale restano in cinque (Simoni, Sella, Honchar, Cioni, Perez-Cuapio e Cunego) e Cunego va a vincere la sua quarta tappa. Dopo l’arrivo è guerra aperta: Simoni usa parole pesanti nei confronti del compagno di team: “Bastardo. Sei un ignorante”.

2000: Tappa 14, Selva Val Gardena – Bormio

1° AL TRANSITO SUL GPM: José Jaime “Chepe” GONZALES

Casagrande, Mazzoleni, Simoni e Belli staccano Garzelli e Gotti nella discesa del Gavia: Casagrande incrementa il suo vantaggio nella generale a 33” su Garzelli.

1999: Tappa 21, Madonna di Campiglio – Aprica

1° AL TRANSITO SUL GPM: José Jaime “Chepe” GONZALES

1996: Tappa 21, Cavalese – Aprica

1° AL TRANSITO SUL GPM: Hernan BUENAHORA GUTIÉRREZ

1988: Tappa 14, Chiesa in Valmalenco – Bormio

1° AL TRANSITO SUL GPM: VAN DER VELDE Johan

La tappa della neve sul Gavia: mentre si sale verso il passo, la pioggia si trasforma appunto in neve, e la gran parte degli atleti è vestita con il completo estivo. In pochi si fermano per cambiarsi in cima: non lo fa Van der Velde, primo sul GPM, costretto dal freddo a rifugiarsi in un camper, perdendo 47 minuti. La classifica ne esce sconvolta: Breukink vince la tappa, ed Hampsten è in Rosa per soli 15 secondi sull’olandese.

1960: Tappa 22, Trento – Bormio

1° AL TRANSITO SUL GPM: MASSIGNAN Imerio

Si affronta per la prima volta il Gavia: sterrato e, nel giorno di gara, particolarmente fangoso. Massignan è avviato alla vittoria, ma due forature in discesa lo costringono al secondo posto, in lacrime, dietro a Gaul. Forature e fango che blocca la bici, costringono Anquetil a tre fermate in discesa: trova in Coletto un alleato (si parla di una grossa somma di denaro offerta dal francese). Dei 3 minuti di vantaggio che aveva Anquetil alla vigilia su Nencini, restano solo 28”, sufficienti per vincere il Giro.

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