L’eccezionale corridore che è diventato oggi, Ben O’Connor ha cominciato a costruirlo sulle strade del Giro d’Italia. L’esordio in un Grande Giro, quando era un promettente 23enne, lo ha fatto proprio alla Corsa Rosa, e il primo successo di peso è arrivato sempre sulle strade italiane, due anni dopo.
Era il Giro “del covid”, quello che si svolse ad ottobre, e l’australiano vinse su un arrivo che evoca ricordi belli e brutti per gli appassionati, Madonna di Campiglio. Per lui, però, non poteva essere più dolce. Già il giorno prima, nella frazione con arrivo a San Daniele del Friuli, si era fatto oltre 200 km di fuga, ma sul traguardo era stato battuto da Jan Tratnik. Non contento, ci ha riprovato il giorno seguente e, stavolta, sulla sua strada ha trovato un percorso a lui più adatto, con l’arrivo in salita a Madonna di Campiglio che ha esaltato le sue caratteristiche da scalatore.
“Sono una persona completamente diversa rispetto a quella che vinse quella tappa – racconta O’Connor -. Non avevo certo le aspettative e le pressioni che mi pongo oggi. C’era del potenziale, quello senz’altro, ma non avevo idea di quello che sarebbe arrivato poi”.
Una crescita costante
Per l’australiano nato a Subiaco è stato l’inizio di un percorso che lo ha portato, tra le altre cose, a diventare vice-campione del mondo nel 2024, battuto solo dall’inarrestabile Tadej Pogačar. “Sono migliorato anno dopo anno, ho fatto 4° a Tour e Giro, podio alla Vuelta, e vinto tappe in tutti e tre i Grandi Giri. La mentalità però è rimasta la stessa, cerco sempre di alzare l’asticella, di migliorarmi. E sarà così anche per il prossimo Giro, proverò a fare meglio rispetto all’ultima volta che l’ho corso”.
O’Connor sarà tra i corridori in lizza per il podio finale del Giro 2026. L’ultima volta che è venuto alla Corsa Rosa, nel 2024 – l’anno migliore della sua carriera con anche il 2° posto alla Vuelta – fece 4°. Non arrivò lontano dal podio e dal 3° posto occupato da Geraint Thomas.
“Se il 4° posto è quello che avrò sulle gambe allora sarò contento del risultato – ricorda ancora il corridore della Jayco AlUla -. Però vorrei riuscire ad interpretare meglio la corsa rispetto a quanto fatto due anni fa. Ero stato male nell’ultima settimana e non avevo potuto fare quello che avevo in testa. Ecco, vorrei fare una terza settimana come si deve, come piace a me, invece di stare lì e cercare di perdere meno secondi possibili. In Valgardena e sul Passo Brocon avevo sofferto tantissimo, erano state giornate terribili, anche se poi, per fortuna, sono riuscito un po’ a riprendermi per la tappa sul Monte Grappa”.