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Vingegaard, tutte le strade portano a Roma

25/05/2026

Con la vittoria di sabato a Pila Jonas Vingegaard si è avvicinato a un traguardo riservato a pochissimi eletti: la Tripla Corona del ciclismo, conquistata nella storia soltanto da sette corridori e ancora assente perfino nel palmarès del suo grande rivale Tadej Pogačar.

 

Il danese ha già lasciato un segno profondo su questo Giro, dominando sulle grandi salite, ma davanti a lui resta ancora il passo più difficile: completare l’opera.

 

Tra i corridori attualmente in attività, soltanto due hanno indossato le tre maglie di leader in tutti e tre i Grandi Giri: Richard Carapaz e Primož Roglič. Ed entrambi hanno già il Trofeo Senza Fine in bacheca…

 

Victor Campenaerts, diventato negli ultimi anni uno dei volti più riconoscibili del gruppo anche per il rapporto diretto con i tifosi, ha raccontato sabato a un media danese un episodio curioso avvenuto durante la tappa. Via radio, Vingegaard avrebbe scherzato con i compagni: «Ragazzi, ho un problema: oggi la bici va anche senza catena».

 

Una battuta, certo. Un modo per ringraziare una squadra che fin qui lo ha protetto alla perfezione. Ma anche un piccolo segnale: nelle sei giornate che restano, il leader della Visma dovrà evitare qualsiasi eccesso di sicurezza.

 

La storia avverte Vingegaard… ma gli sorride anche

 

C’è una statistica che racconta bene quanto il Giro sappia essere imprevedibile. Nelle ultime dieci edizioni concluse, soltanto quattro corridori che vestivano la Maglia Rosa dopo il penultimo sabato sono riusciti a portarla fino al traguardo finale: Tom Dumoulin nel 2017, Carapaz nel 2019, Egan Bernal nel 2021 e Pogačar nel 2024.

 

E il miglior esempio di quanto tutto possa cambiare è arrivato proprio dalla Visma. Lo scorso anno Simon Yates accusava quasi un minuto e mezzo di ritardo da Del Toro prima del finale tra Finestre e Sestriere, eppure la corsa ha totalmente cambiato volto.

 

Questa volta, però, Vingegaard e la Visma dovranno affrontare una sfida diversa: da qui in avanti non potranno più contare sul lavoro delle altre squadre. Le lunghe tirate di Campenaerts e il sacrificio dei gregari dovranno bastare in una terza settimana che propone tre montagne molto diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso verdetto: l’arrivo in salita.

 

Martedì toccherà alla tappa ticinese verso Carì: appena 113 chilometri, ma intensi e nervosi, con il circuito della Val Leontica e la salita finale che tocca il 13%. Venerdì arriverà invece il tappone dolomitico, lungo, durissimo e potenzialmente decisivo: sei passi, circa 5000 metri di dislivello, il Passo Giau come Cima Coppi a oltre 2200 metri e l’inedito arrivo ad Alleghe, ai Piani di Pezzè. Sabato, infine, serviranno attenzione e sangue freddo anche nella lunga fase pianeggiante che precede la doppia ascesa conclusiva verso Piancavallo.

 

Rivali, alleanze e una corsa ancora aperta

 

Nonostante il margine sugli avversari sia importante, la Red Bull-BORA-hansgrohe sembra aver ritrovato brillantezza dopo i problemi della prima settimana. Jai Hindley e Giulio Pellizzari conoscono bene il Giro e la loro doppia presenza potrebbe diventare un’arma, soprattutto nella tappa regina di venerdì, qualora uno dei due decidesse di attaccare da lontano.

 

Da non sottovalutare nemmeno Thymen Arensman, capace lo scorso anno di conquistare due tappe al Tour de France grazie alle fughe. Più prudente invece Felix Gall, che sulla carta potrebbe esaltarsi sulle grandi quote del Giau grazie alle sue caratteristiche da scalatore regolare, ma che sabato ha ridimensionato le proprie ambizioni: «Per me ormai è più una corsa per il podio».

 

Resta poi Afonso Eulálio, una delle sorprese di questa Corsa Rosa. Vingegaard, dal canto suo, sa che quando gli avversari proveranno il tutto per tutto non mancheranno alleati occasionali pronti a collaborare contro chi attaccherà.

 

E lui stesso non ha mai abbassato la guardia. Alla prima conferenza stampa in Maglia Rosa era stato chiarissimo: «Chiunque può avere una giornata no. Bisogna restare concentrati e continuare a lottare per questa splendida maglia. Portarla fino a Roma sarebbe un sogno».

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