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Kolovrat: come un segno di pace

21/04/2022

Le 10 salite più iconiche della Corsa Rosa: il Kolovrat

Dopo lo Zoncolanlo Stelvio, il Gavia, il Colle delle Finestre, il Blockhaus, il Mortirolo, e il Passo di Santa Cristina, è ora il turno di affrontare il Kolovrat.

Non perderti le altre salite! Scopri la sezione dedicata disponibile quidove per ognuna potrai trovare la storia, gli aneddoti e le statistiche più rilevanti.

Come un segno di pace

L’arrivo di questa salita, inedita per il Giro d’Italia, è posto ai 1162 metri del Kolovrat, una catena montuosa situata nell’estrema parte orientale del Friuli-Venezia Giulia, al confine con la Slovenia.

La partenza invece è al di là del confine, in un paesino sulle sponde dell’Isonzo il cui nome sloveno è Kobarid.

Ma forse è più nota la sua denominazione italiana: Caporetto.

La stessa Caporetto teatro della battaglia che nell’ottobre 1917 portò le truppe italiane ad una lunghissima ritirata arrestatasi poi solo sulla linea del Piave.

Il Kolovrat in quei mesi era area di competenza della 2ª Armata che vi aveva realizzato un vasto ed articolato sistema difensivo, dal momento che i suoi rilievi costituivano l’estrema difesa per impedire la penetrazione del nemico nella pianura friulana

Tra gli ufficiali tedeschi che diedero il contributo maggiore alla caduta delle nostre linee c’era Erwin Rommel, la futura Volpe del Deserto, allora giovane tenente.

Il 25 ottobre approfittando del fattore sorpresa compì l’azione che portò alla conquista di tutta la catena del Kolovrat e alla cattura di migliaia di prigionieri.

Scrisse nel suo diario che lo scontro principale di quei giorni lo ebbe con i bersaglieri italiani nei dintorni di Livek (Luico, in italiano), una piccola frazione a sud di Caporetto.

Per Livek passeranno anche i corridori, lo incontreranno giusto a metà della salita e sarà l’unico breve tratto pedalabile di tutti i 12 chilometri, altrimenti durissimi.

Sempre da Livek Rommel ripartì il giorno successivo, e questa volta senza quasi combattere fece suo anche il monte Matajur.

A quel punto davanti a lui si apriva la pianura friulana da dove avrebbe potuto facilmente raggiungere Cividale, poi Udine, poi chissà.

Invece venne mandato a nord, a sfondare verso la valle del Piave, e lo fece usando un mezzo molto utilizzato allora anche in guerra: la bici. Anche in quell’occasione, ce la farà.

Annotò di nuovo nel suo diario: “A cavallo e in bicicletta come siamo raggiungiamo presto i primi italiani in fuga. Lo scontro non ha luogo. Basta gridare loro di arrendersi…”

Dopo 105 anni da quegli avvenimenti il Giro d’Italia riporta la bicicletta lassù, tra Caporetto e il Kolovrat.

Ma stavolta senza eserciti, senza sanguinose disfatte né cruenti eroismi.

Solo con l’intento per cui era stata inventata: un meraviglioso gioco che unisce tutti, come un segno di pace.

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