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Cittadella-Zoncolan. Panorami nella nebbia

22/05/2021

Cittadella-Zoncolan. Panorami nella nebbia

Dice la leggenda che Dio creò la Carnia, e si accorse di aver fatto cosa buona e giusta.

Però mancava ancora qualcosa. Allora creò lo Zoncolan, dal quale si può godere il miglior panorama su tutte queste zone, come fosse un piccolo centro del mondo.

Oggi però niente belvedere, lassù in cima il paesaggio è fatto di pioggerella, nebbia e freddo.

Resta comunque uno dei centri di questo Giro, la prima grande, vera, attesa, temutissima salita, il primo impietoso setaccio per tutti i contendenti alla Maglia Rosa.

Da Torino a Verona Bernal ha dimostrato di essere il più forte, ma finora si poteva ancora dire che l’arrivo di Ascoli fosse sì duro, ma non durissimo. Che a Rocca di Cambio si sia fatta la differenza solo nell’ultimo chilometro, e non è così che si vincono i Giri d’Italia. Che gli sterrati di Montalcino va bene, ma non sono queste le vere tappa di montagna.

Dopo oggi, invece, non si potrà più dire niente.

E’ sempre così nel ciclismo, che poi è solo una branca della vita: le salite sono allergiche alla finzione, obbligano gli umani a tirar fuori la verità.

 

Poco dopo la partenza da Cittadella scappano in undici: Andrii Ponomar (Androni-Sidermec), Jan Tratnik (Bahrain-Victorious), Rémy Rochas (Cofidis), Vincenzo Albanese e Lorenzo Fortunato (EOLO-Kometa), George Bennett e Edoardo Affini (Jumbo-Visma), Nelson Oliveira (Movistar), Bauke Mollema e Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Alessandro Covi (UAE Team Emirates)

Dietro di loro controlla l’Astana di Vlasov, un po’ perché in fuga c’è Bennet che in classifica ha 11’21’’ di ritardo, un po’ perché il loro giovane capitano, secondo in classifica generale, sembra star bene.

Dopo un momento di caos in cui il gruppo si fraziona per poi ricomporsi lungo la discesa del Gpm di Monte Rest, la tappa procede spedita verso l’inizio del Kaiser, che oggi si salirà dal versante di Sutrio.

Più semplice di quello da Ovaro, vanta comunque 14 km alla media dell’8,5%. E soprattutto gli ultimi 3000 metri tutti sopra il 13%, con punte al 27%.

Sarà lì che inizierà la nebbia, e dove tutto nella corsa apparirà chiaramente.

Nella fuga all’inizio della salita allunga Tratnik che cerca di avvantaggiarsi prima del tratto duro, dove dovrebbe pagare dagli scalatori più puri.

Poco dopo lo imita il giovane Fortunato, lo raggiunge e vanno via assieme.

Dietro di loro sono rimasti in quattro, tra cui Mollema e Bennett, sulla carta gli scalatori puri di cui sopra.

Ma lungo l’ascesa che non mente mai i due continuano a guadagnare, e quando iniziano le pendenze cattive la salita dice che saranno loro a giocarsi la vittoria.

Dietro l’Astana di Vlasov ha lasciato spazio alla Ineos di Bernal che ad uno ad uno spende i suoi gregari per isolare gli altri, e quando inizia il tratto duro ci riesce. Solo Evenepoel ha ancora Almeida al fianco, ma la coppia non durerà molto.

Quando appare la nebbia il capitano Deceuninck-Quick Step vacilla, pare di rivederlo immerso nella polvere di Montalcino, resiste ancora un po’ e poi deve cedere alla realtà di un altro giorno storto, o forse solo della gioventù.

Il gruppo si sfina ogni metro, e quando si è già dentro gli ultimi 2 km si fa vedere in testa – per la prima volta in questo Giro –  Simon Yates che accelera.

Lo segue solo Bernal.

Dietro cercano di resistere Buchmann, Caruso e Vlasov.

Nel frattempo Fortunato a sua volta ha staccato il compagno di fuga ed è agli ultimi 500 metri, quelli con le pendenze peggiori.

La faccia si accartoccia in una smorfia, pedala con le spalle, con il busto, con le braccia.

Tratnik non è lontano, 60, 70 metri.

Ma un’inquadratura struggente lo coglie mentre sale a zig zag, segno di resa.

Lorenzo Fortunato sbuca dalla nebbia lattiginosa dell’ultima curva e si ritrova di colpo da corridore sconosciuto di una squadra esordiente a dominatore del Kaiser.

Si ritrova a vincere la sua prima corsa da professionista in una delle tappe più dure e attese del Giro, in un giorno che si ricorderà per tutta la vita.

 

Ora resta da capire cosa dirà lo Zoncolan sugli uomini di classifica, anche se una sensazione già aleggia in mezzo alle nuvole basse.

Infatti, dopo essere stato un po’ a ruota di Yates, Bernal scatta e lo lascia lì.

Riprende prima Bennet poi Mollena, che all’inizio della salita avevano oltre 6’ di vantaggio, e chiude un’altra giornata per lui trionfale terminando 4° sul traguardo.

Poi arrivano anche gli altri, alla spicciolata, così come il setaccio della salita li ha sparsi lungo la strada.

 

Sul palco delle premiazioni, mentre indossa un’altra Maglia Rosa, Egan Bernal può guardare in basso in mezzo alla nebbia carnica, e vedere che anche oggi ha guadagnato 11″ su Yates, 39″ su Ciccone e Caruso, 46″ su Buchmann, 54″ su Carthy, 1’12” su Vlasov, 1’30” su Evenepoel.

Da lassù può godersi lo spettacolo della classifica generale che ora lo vede primo con 1’33’’ su Yates e 1’51’’ su Caruso.

E deve sembrargli un gran bel panorama.

 

 

 

 

 

 

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