Dal nome potrebbe sembrare una cima alpina al confine con l’Austria, invece il Blockhaus spicca imperioso nel massiccio della Maiella, in Abruzzo. Il nome fu coniato nel XIX secolo da un comandante militare austriaco che era di stanza con un plotone di soldati sulla cima, dove intorno al 1863, durante il periodo postunitario, era stato costruito un fortino in legno con base rettangolare in pietra, per cercare di contrastare le iniziative dei briganti.
Oggi è un arrivo classico del Giro d’Italia e coi suoi 13,6 km all’8,4% è salita vera, tosta, selettiva. Il suo battesimo al Giro, nel 1967, corrisponde a quello di un certo Eddy Merckx, che proprio su queste pendenze centrò il suo primo successo parziale al Giro. Tornò nel 1968, vinse Franco Bodrero, ma negli annali c’è il nome di Franco Bitossi perché il compianto Bodrero (scomparso per un male incurabile a soli 27 anni) fu coinvolto nello scandalo doping di anfetamine che sconquassò quell’edizione del Giro.
Il Blockhaus, nella Tappa 7, sarà la prima salita ufficialmente cronometrata dell’edizione del 2026 (nonché primo arrivo in salita), ma già nel 1972 fece da arrivo a una tostissima cronometro di 48 km che esaltò ‘El Tarangu’, José Manuel Fuente. Nel 1984 vinse Moreno Argentin, con Francesco Moser che staccò di 58” un Laurent Fignon in crisi di fame e si prese la Maglia Rosa che contenderà al francese fino alla fine, vincendola poi per 1’03”.
Nel 2009 si impose Franco Pellizotti – anche qui le classifiche sono poi state riscritte -, con Stefano Garzelli che fece secondo e venne subissato di fischi dai tifosi abruzzesi, “colpevole” secondo loro di aver tolto preziosi secondi di abbuono all’idolo locale Danilo Di Luca, 3° al traguardo e in lotta per la Maglia Rosa con Denis Menchov. Le ultime apparizioni risalgono al 2017, con successo e conquista della Maglia Rosa di Nairo Quintana, e al 2022, con la stoccata del futuro vincitore del Giro Jai Hindley.
Nel 2024 anche il Giro d’Italia Women ha scoperto il Blockhaus, che ha esaltato le caratteristiche da scalatrice dell’australiana Neve Bradbury.