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Rigoberto Urán: la nuova vita del sorriso eterno del Giro d’Italia

26/01/2026

Un Rosa portato con enorme affetto. Rigoberto Urán -che compie questo lunedì 39 meravigliosi anni- si è identificato durante la sua carriera principalmente con il Giro d’Italia, il luogo dove ha ottenuto alcuni dei migliori successi della sua carriera ed è salito in due occasioni sul podio, 2º classificato, nel 2013 e 2014. In mezzo all’enorme “generazione d’oro” del ciclismo cafetero, il “Toro di Urrao” ha avuto un posto di privilegio per la sua straordinaria simpatia, la sua dedizione e il suo punch, che lo hanno elevato al prestigio eterno nel suo paese e anche sulle strade italiane.

Dal Rigoberto ciclista alla vita normale e allo "star system" in Colombia

È passato un anno dal ritiro di “Rigo”, che assicura essere stata “una decisione consapevole e tranquilla, pensando all’equilibrio tra corpo, mente e vita personale dopo tanti anni al massimo livello“. Quello di Antioquia inizia a essere consapevole ora dell’impronta che ha lasciato: “Guardo indietro con gratitudine e orgoglio. Non solo per i risultati, ma per aver rappresentato la Colombia con onestà, vicinanza e gioia. Mi rende tranquillo sapere che molte persone si sono sentite identificate con me e con il mio modo di vedere la vita“.

 

Il mio primo anno fuori dal ciclismo professionistico è stato un processo di adattamento importante“, riconosce Urán in conversazione esclusiva con giroditalia.it, subito dopo le festività natalizie. “Dopo quasi vent’anni con una vita molto strutturata, passare a una fase più libera è stato bello e stimolante. Ho dedicato molto tempo alla mia famiglia, a progetti imprenditoriali, a eventi sportivi e a iniziative sociali in Colombia. Oggi ho la possibilità di restituire al paese, da altri ambiti, tutto ciò che il ciclismo mi ha dato“.

Montasio, Barolo, il podio: il Giro d’Italia e le strade di ‘casa’ per Rigo

Qual è la prima cosa che ricordi quando pensi al Giro d’Italia?

“L’Italia e la sua gente. Il Giro ha qualcosa di speciale, di molto umano. Ricordo la Maglia Rosa, le tappe dure in montagna, la pioggia, il freddo e il sostegno incredibile del pubblico. È una corsa che si corre con le gambe, ma soprattutto con il cuore.”

 

Che importanza hanno avuto gli anni 2013 e 2014 nella tua carriera, quando sei stato sul podio e hai ottenuto le tue vittorie di tappa (Altopiano del Montasio; cronometro a Barolo)?

“Sono stati anni determinanti. Salire due volte sul podio del Giro mi ha confermato che potevo stare tra i migliori al mondo in un grande giro. Quegli anni mi hanno dato fiducia, maturità e la certezza che lo sforzo di tanti anni era valso la pena.”

Il punto di Rigoberto Urán sul Giro 2026 e il ciclismo colombiano

L’affetto di “Rigo” verso il Giro d’Italia continua a essere evidente quando gli si chiede del percorso dell’edizione 2026: “È esigente, fedele alla sua storia: molta montagna, tappe tecniche e percorsi che premiano la resistenza, l’intelligenza e il coraggio. Il Giro non regala mai nulla, ed è questo che lo rende così speciale“. Lo avremmo visto in Bulgaria se fosse ancora in attività? “Sarebbe stata una tentazione, perché il Giro ha sempre avuto un posto speciale nella mia carriera”, riconosce.

 

Per concludere, gli chiediamo qualche parola sul talento attuale in Colombia: “Ce n’è in abbondanza, ma serve più struttura, continuità, supporto e processi a lungo termine. Progetti solidi che accompagnino i giovani fin da presto e permettano loro di crescere con tranquillità nell’alto livello. Ci sono molti giovani interessanti, il talento sta crescendo e sicuramente vedremo nuove sorprese nei prossimi anni“.

 

Buon compleanno e grazie di tutto, Rigo! La tua famiglia del Giro d’Italia ti ammira e ti apprezza.

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