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Giro d’Italia 2021, Tappa 14: Cittadella – Monte Zoncolan. Creature misteriose

21/05/2021

Giro d'Italia 2021, Tappa 14: Cittadella – Monte Zoncolan. Creature misteriose

Tappa 14: Cittadella – Monte Zoncolan. Creature misteriose

A lungo i ciclisti hanno guardato con timore allo Zoncolan, mostro di roccia dalle pendenze spaventose come baratri, e ci sono voluti anni perché qualcuno tra loro osasse sfidarlo, sfatarne la proverbiale ferocia. Le montagne della Carnia celano creature misteriose. Nascosti nella vegetazione si annidano gli Sbilfs, le creature del bosco, mosse da spirito burlone e talvolta minaccioso. Le leggende ne hanno identificati i più comuni, come il Bergul, che si diverte a far inciampare le persone, o il dispettoso Mazzarot, che guida gli animali al pascolo fino a farli perdere. Ma se gli Sbilfs sono soltanto dispettosi, ben più spaventose sono le streghe che scendono dai cieli nelle notti di temporale. Sul vicino Monte Tenchia vi è persino il “Piano delle Streghe”.

A sfidarle fu un uomo solo, che si costruì una baita dove i compaesani si rifiutavano persino di salire. Non andò a finire bene. Una notte fu raggiunto dal parroco di Sutrio e tra i fulmini delle tempeste videro le Agàne, le incantevoli fate dell’acqua, trasformarsi in orribili streghe che incendiarono la baita. Si racconta che fu il loro sacrificio ad allontanare le streghe per sempre.

 

Sullo Zoncolan pure i migliori avanzano al rallentatore. Più che una montagna, è una moviola di roccia

L’ira dello Zoncolan non la affrontò nessuna corsa fino al 1997. Troppo il timore di pendenze che sgambettavano come il Bergul, dello spirito selvaggio di una montagna che lascia smarriti come una burla del Mazzarot. La prima fu Fabiana Luperini, cannibale del Giro Rosa, che lassù demolì le speranze delle avversarie. «Il grande ciclismo si scrive sulle salite, e la vittoria sullo Zoncolan mi rende ancora orgogliosa: devi ascoltare il tuo cuore e le tue gambe anziché guardare gli avversari, ma soprattutto credere nella possibilità di farcela». Sei anni più tardi toccò a Gilberto Simoni, nella prima volta del Giro. In cima disse che «i tratti più facili sono più duri dei tratti più duri delle salite del Tour. Puoi solo andare allo sbaraglio, senza pensarci e senza mai girarti». Dopo di loro nessun altro o quasi.

Lo Zoncolan ha ospitato altri sei arrivi, sempre sul versante di Sutrio opposto, fino al 2021. Ma è bastato così poco per renderlo già un Mito. Sarà per il nome così secco, quasi verticale: Zon-co-lan (pare derivi da “piante tagliate”). Sarà per le pendenze, altrettanto verticali. Sarà per l’altisonante soprannome di Kaiser, o per il più futurista Zonc. Sarà soprattutto per quella gradinata naturale in cima, di cui Simoni ricorda ancora il «boato pazzesco, come allo stadio dopo un gol: fa ronzare le orecchie». Le ultime curve dello Zoncolan sembrano un enorme picnic domenicale, il pubblico si accampa e abbevera nell’attesa dei corridori che arrivano uno dopo l’altro, i primi separati da manciate di secondi, gli ultimi da mezz’ore, tutti uniti a zig-zag. Sullo Zoncolan pure i migliori avanzano al rallentatore. Più che una montagna, è una moviola di roccia. Fino al 1997 e al 2003 queste cime facevano paura, oggi sono un luogo di festa.

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