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Tappa 9: Castel di Sangro – Campo Felice. Effetto nebbia

15/05/2021

Tappa 9: Castel di Sangro – Campo Felice. Effetto nebbia

Tappa 9: Castel di Sangro – Campo Felice, Effetto nebbia

Situata nel cuore del Sirente Velino, Ovindoli è un punto di partenza ideale per le escursioni sull’Appennino, come fosse un corridoio che conduce con certezza a luoghi meravigliosi. Eppure al passaggio dalla cittadina abruzzese al Giro del 1999, le divagazioni naturalistiche non dovevano avere molto spazio nella testa di Marco Pantani. I fuggitivi erano transitati da qualche minuto, e in gruppo Pantani scrutava dritto davanti a sé. «Ero molto pensieroso», avrebbe confessato all’inviata Alessandra Giardini. Pedalava pensieroso perché alla partenza si erano accese discussioni in gruppo, e perché sapeva che sarebbe stato il giorno per far scoppiare la corsa. Era il primo arrivo in salita e tutti lo aspettavano.

Avevano fatto un’escursione differente le migliaia di tifosi che si erano spinti sul Gran Sasso, anche diversa da come se l’aspettavano. Per tutta la settimana c’erano stati 30° sul Giro, ma alla partenza da Pescara diluviava e sul traguardo leggeri fiocchi cadevano su nevi invernali non ancora sciolte. La neve che ogni inverno richiama sull’Appennino Abruzzese migliaia di appassionati di sport invernali, in quel pomeriggio di maggio faceva da inatteso scenario alle imprese ciclistiche. Pantani una vera esibizione nella neve non l’aveva ancora mai fatta: aveva già vinto tra prati imbiancati ma sempre accompagnato da primavere benevoli. Sul Giro del ’99 però soffiava aria di burrasca, e la prima vittoria del Pirata non era stata da meno. Vederlo tra muri bianchi coperti da scritte che lo incitavano sembrava una scena di altri tempi, invece i tempi erano esattamente quelli di fine millennio, era il protagonista a ricordare altre epoche. Solo al comando, mani basse sul manubrio e rapportone.

Nessuno voleva perdersi l'appuntamento con Pantani in Maglia Rosa

Intorno a lui la folla dava prova di tenacia ancor maggiore. Aspettavano da ore, al gelo e sotto il diluvio. Tanti avevano dormito lì, in tende e camper sottozero. Indossavano giacche a vento, ponchos, impermeabili improvvisati, qualcuno si era avvolto tra le bandiere a guisa di mantello. Nessuno voleva perdersi l’appuntamento con Pantani in Maglia Rosa. Ma quella visione non durò che pochi istanti: passò come un fulmine e scomparve nelle nubi. Eppure fu molto di più di quanto toccò ai milioni di telespettatori, ritrovatisi ad osservare uno schermo grigio, un “effetto-neve” forzato per scelta del cielo: gli elicotteri infatti non potevano alzarsi in volo. Le uniche riprese giungevano dalle telecamere fisse: striscioni, tifosi… e nebbia.

Per un pomeriggio il Giro tornò indietro di qualche decennio, affidandosi alla sola voce di Adriano De Zan. E fu con un crescendo del cronista, culminato al grido “eccolo!”, che Pantani irruppe all’ultima curva, prima di sparire di nuovo. Ai suoi fianchi, due onde di neve sembravano volerlo inghiottire, ma Pantani era uomo di mare, capace di domare anche le onde. Sul Gran Sasso indossò la sua prima maglia rosa al Giro ’99, per una sera soltanto. L’avrebbe persa a cronometro l’indomani e solo la settimana successiva sarebbe divenuto il dominatore della corsa. Sino al penultimo giorno, quando cambiarono i destini di quel Giro e della vita di Marco Pantani.

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