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Salite e cronometro: Colla dei Scioli, Ungiasca, Pila e Carì

28/04/2026

Il Giro d’Italia, insieme a TUDOR, lancia un progetto che si propone di mappare le salite del grande ciclismo, costruendo un archivio delle scalate che hanno fatto (e faranno) la storia dello sport e offrendo agli appassionati un riferimento cronometrico con cui confrontarsi. Sarà predisposto un punto di rilevazione cronometrica in corrispondenza all’inizio e al termine di 11 salite individuate nell’arco delle tre settimane. Il punto di rilevazione tempo potrà corrispondere all’arco del GPM o al traguardo d’arrivo. Oggi vi presentiamo altre quattro salite: Colla dei Scioli, Ungiasca, Pila e Carì.

Colla dei Scioli

 

La seconda metà del Giro inizierà in Liguria. Dopo una cronometro importante tra Viareggio e Massa, destinata a creare i primi veri distacchi, la corsa si dirigerà verso la zona di Sestri Levante per una vera e propria tappa trappola” (Tappa 11, Porcari–Chiavari). Il percorso attraverserà alcuni dei territori più affascinanti d’Italia, con il passaggio nelle Cinque Terre, prima di affrontare un finale tortuoso in cui la penultima difficoltà sarà la Colla dei Scioli.

 

Situata lungo il Sentiero dei Celti e dei Liguri, che collega Milano a Sestri Levante, questa salita di 5,7 km all’6,4% medio è particolarmente insidiosa nella prima parte, tra curve strette e panorami spettacolari. Si tratta di un’assoluta novità al Giro d’Italia e potrebbe cambiare completamente il volto della tappa del Paper District, trasformandola in un terreno perfetto per imboscate, dove attaccanti e uomini di classifica dovranno restare sempre all’erta.

Ungiasca

Un’altra novità del Giro d’Italia 2026 sarà il passaggio da Ungiasca, piccolo borgo del comune di Cossogno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. La Tappa 13, da Alessandria a Verbania, si presenta come la più adatta ai corridori da classiche di tutta la Corsa Rosa, con un finale mosso che accoppia la salita di Bieno a quella, affascinante, di Ungiasca: 4,7 chilometri al 7,1%.

 

Immersa nel Parco Nazionale della Val Grande, la salita propone un avvio impegnativo, con pendenze attorno al 9%, seguito da un tratto centrale più pedalabile e da un finale che torna a impennarsi con rampe in doppia cifra. Il falsopiano successivo e la discesa tecnica potrebbero rendere questo passaggio uno dei momenti chiave della tappa, destinato a restare nella memoria degli appassionati.

Pila

Ben diversa, per storia e tradizione, è Pila, ultimo grande snodo del “tappone” valdostano della Tappa 14, quella che darà il via al gran finale del Giro 2026. Dopo una sequenza impegnativa di salite – Saint-Barthélemy, Valpelline, Doues, Lin Noir e Verrogne – il percorso culminerà in questa ascesa severa dal versante di Gressan, collegato ad Aosta anche da una funicolare che la corsa utilizzerà nella giornata di domenica 24 maggio.

 

I 16,5 chilometri al 7,1% medio, con punte che non superano il 9%, disegnano una salita regolare ma esigente, degna di un grande scenario alpino. Dalla vetta, nelle giornate limpide, lo sguardo può abbracciare alcune delle vette più iconiche: Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa e Gran Paradiso.

 

Pila ha già scritto pagine importanti nella storia del Giro, soprattutto tra anni ’80 e ’90, anche se in passato si è sempre affrontato il versante di Pont-Suaz. Questa volta, invece, si salirà da quello che tradizionalmente era il lato di discesa. Nel 1987 Robert Millar ha preceduto Marino Lejarreta e la Maglia Rosa Stephen Roche, mentre nel 1992 è stato Udo Bölts a imporsi dalla fuga, in un’edizione poi vinta da Miguel Indurain. Per rivederla al Giro si è dovuto attendere oltre trent’anni.

Carì

Per chiudere questo secondo viaggio tra le salite cronometrate del Giro, si entra in Svizzera, nel Canton Ticino. La valle del San Gottardo accoglierà la Corsa Rosa a Carì, splendida terrazza oltre i 1600 metri di altitudine, nonché il centro abitato permanentemente più alto del cantone.

 

La Tappa 16 sarà breve ma intensa, con un circuito iniziale attorno alla salita di Leontica e successiva discesa verso Faido, da dove prenderà il via l’ascesa finale: 11,7 chilometri regolari, con pendenze attorno all8% che si irrigidiscono fino al 13% nel tratto conclusivo, rendendo l’arrivo particolarmente selettivo.

 

Si tratta di una novità per il Giro d’Italia, ma non per il ciclismo professionistico: il Giro di Svizzera ha già utilizzato queste strade in due occasioni, nel 2016 – con la vittoria di Darwin Atapuma – e nel 2024, quando si è imposto Adam Yates.

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