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Rovereto-Stradella. Un lunghissimo spartito

27/05/2021

Rovereto-Stradella. Un lunghissimo spartito

Nella tappa più musicale di questo Giro, il genere dominante è ancora una volta quello della fuga.

Il lunghissimo spartito di 231 chilometri partiva da Rovereto, dove ogni sera suona la “Maria Dolens”, la più grande campana al mondo che suona a distesa.

Fu fusa nel 1924 con il bronzo dei cannoni delle nazioni che presero parte Prima guerra mondiale, e adesso al tramonto i suoi cento rintocchi spargono per il mondo un monito di pace.

 

Al Traguardo Volante di Cremona, dopo 134 km, la fuga si è già formata, il gruppo dietro già fermato, e i 23 davanti attraversavano la città di Stradivari con la certezza di essere loro, oggi, i primi violini di questa tappa.

Ma c’è ancora molta strada per arrivare fino al traguardo di Stradella, uno dei principali centri di produzione della fisarmonica al mondo com’è documentato dal Museo della Fisarmonica presente in città – oltre che dall’eloquente titolo di una canzone di Paolo Conte, “La fisarmonica di Stradella”.

C’è ancora molta strada e la fine della partitura è la più insidiosa, con gli ultimi 35 km che sono tutti un saliscendi di bassi e alti.

In musica “la fuga” non è un componimento lineare, ma è fatta di punti e contrappunti, risposte e controrisposte.

Il primo a ricordarselo è Cavagna, passista francese della Deceuninck-Quick Step, che scatta sulla prima salitella verso il Gpm di Castana e fa il vuoto.

 

Gli altri cercano una risposta concertata ma senza trovarla.

Cavagna invece pedala deciso e regolare, il suo vantaggio si dilata come il mantice di una fisarmonica, 15, 20, 30 secondi, e pare che ormai per lui sia fatta.

Da dietro però Bettiol si è stufato della jam session stonata che stavano suonando gli inseguitori e capisce che è il momento dell’assolo è adesso, altrimenti questo pomeriggio sarà qualcun altro a prendersi scena e applausi.

Tra la penultima discesa e l’ultimo strappo verso Canneto Pavese mangia metri e secondi al francese e lo raggiunge a un km dalla fine della salita.

Cavagna dapprima gli resta a ruota, resiste, sbuffa e ondeggia, ma ormai è una fisarmonica sfiatata e si pianta, e Bettiol va da solo.

Esegue alla perfezione gli ultimi chilometri di questo lunghissimo spartito e quando arriva solitario al traguardo si gode fino in fondo la sua prima vittoria al Giro d’Italia, incitando l’urlo del pubblico come un direttore d’orchestra.

Nel gruppo invece tutto tace, arriverà compatto a 23’30’’.

I grandi tenori hanno riposato la voce per gli ultimi e decisivi acuti a cui saranno obbligati nei prossimi tre giorni.

 

Ma le ultime parole di oggi è meglio lasciarle a Gianni Brera, originario di San Zenone Po, ad 8 chilometri da Stradella.

“Solo in provincia si coltivano le grandi malinconie, il silenzio e la solitudine indispensabili per riuscire in uno sport così faticoso come il ciclismo.”

Niente strumenti qui, soltanto carta e macchina da scrivere.

Ma sempre grande musica.

 

 

 

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