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Quanto ha inciso la terza settimana sul Giro degli ultimi anni?

29/04/2026

La temutissima terza settimana. Quante volte lo spauracchio delle ultime, terribili, tappe di montagna hanno bloccato qualsiasi movimento, qualsiasi fantasia, da parte dei corridori nell’arco di tutte le tappe precedenti? Spesso, anzi spessissimo. Il timore di spendere troppe energie nella prima parte di Giro per poi non averne abbastanza negli ultimi giorni attanaglia i corridori da praticamente sempre.

Simon Yates insegna

A ragion veduta o no? Dipende, c’è chi effettivamente ha saputo fare del “risparmio energetico” la carta vincente del proprio Giro, ma c’è anche chi, a forza di dire “eh ma la terza settimana…”, ha perso tante occasione per staccare gli avversari ed ha finito per perdere la Maglia Rosa. L’esempio migliore lo abbiamo davanti agli occhi ed è il campione in carica, Simon Yates. Il britannico nel 2018 ha perso un Giro dominato il penultimo giorno sulle Colle delle Finestre, perché nell’arco delle 18 tappe precedenti aveva voluto strafare e stravincere, terminando però la benzina prima del previsto. Nel 2025 lo ha vinto usando la tattica opposta: praticamente invisibile fino al penultimo giorno, fino alla tappa del Colle delle Finestre (a volte la vita…), e poi booom, un attacco secco, deciso, risolutore per andare a prendersi il Giro. Niente da dire, perfetto.

Carapaz e Thomas, qualche rimpianto?

C’è chi, però, per attendismo e per timore della terza settimana, forse, ha perso un Giro. Anche perché, spesso, più che la terza settimana, è un’unica tappa a decidere in modo decisivo le sorti della corsa. Nel 2022 Richard Carapaz si accontentò di avere addosso la Maglia Rosa, risparmiò, risparmiò e risparmiò, ma Jai Hindley aveva risparmiato meglio e sulla Marmolada – dopo una terza settimana abbastanza soporifera – staccò l’ecuadoriano andando a prendersi il Trofeo Senza Fine.

 

Allo stesso modo, nel 2023, Geraint Thomas non approfittò della poca brillantezza di Primož Roglič nella prima parte di Giro e lo sloveno rimase lì, attaccato. Nella terza settimana non si attaccarono praticamente mai con convinzione, e tutto arrivò a decidersi nella cronoscalata del Monte Lussari, dove Roglič riuscì a sfilare la Maglia Rosa al britannico.

 

Nel 2021 Egan Bernal ha costruito la sua vittoria nella prima parte di Giro, correndo in difesa nella terza settimana, mentre viene difficile considerare il dominio incontrastato di Tadej Pogačar nel 2024, che dominò dalla seconda all’ultima tappa. Anche Richard Carapaz nel 2019 piazzò il proprio colpo a metà Giro, per poi gestire nella terza settimana.

Quando la terza settimana è stata davvero decisiva

Le due annate in cui la terza settimana, nella sua interezza e non in una singola tappa, ha fatto davvero la differenza sono state il 2016 e il 2020. Nel primo caso la stanchezza accumulata fiaccò gli avversari di Vincenzo Nibali, che invece rinacque nelle ultime tappe dopo un Giro complicato, andando a ribaltare totalmente la classifica generale (aveva 2’51” da recuperare alla Maglia Rosa Steven Kruijswijk).

L’edizione del 2020 è stata tra le più caotiche e imprevedibili degli ultimi anni, non solo per il covid che arieggiava in giro, con Tao Geoghegan Hart e Jai Hindley che sono venuti fuori proprio nelle giornate finali dopo che, per quasi due settimane, nessuno li aveva considerati. In quell’occasione saltarono prima i grandi favoriti, i “vecchi” Nibali e Jakob Fuglsang, poi la Maglia Rosa João Almeida, e poi anche Wilco Kelderman.

 

Ogni edizione, quindi, ha una storia a sé. Non ci sono regole scritte, è vero che la terza settimana è generalmente la più dura e c’è più spazio per attaccare, ma allo stesso tempo dopo quella “non c’è più domani”, quindi se le cose non funzionano non si può più rimediare. Gambe, tattica, recupero, saper cogliere l’attimo… le vittorie nei Grandi Giri si costruiscono pian piano, giorno dopo giorno. Ogni momento può essere quello buono, ed è forse per questo che non vediamo l’ora arrivi il prossimo Giro.

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