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Testa e gambe: Valgren non sbaglia ad Andalo!

27/05/2026

Una stoccata secca, precisa e puntuale, proprio sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, ha permesso a Michael Valgren di arrivare a braccia alzate sul traguardo di Andalo, nella Tappa 17 del Giro d’Italia 2026. In realtà non proprio a braccia alzate, ma mostrando la Pokeball verde di suo figlio, un vero e proprio amuleto per lui.

 

Come previsto sono stati i fuggitivi a giocarsi la vittoria, con una contesa che è rimasta apertissima fino ai metri conclusivi. Il secondo posto se lo è preso ancora una volta Andreas Leknessund (Uno-X Mobility), al terzo piazzamento d’onore in questo Giro, mentre il terzo è andato a Damiano Caruso (Bahrain Victorious) che, oltre a risalire in Top 10 in classifica generale, si è tolto la soddisfazione di diventare il corridore più anziano dai tempi di Gino Bartali (1954), a salire su un podio di tappa.

Caruso ci prova, Rubio è il più brillante

Dopo 17 tappe di scatti e controscatti, la stanchezza in gruppo appare evidente, ma ciò non impedisce di vivere una prima ora a 53,3 km/h di media. Tra Passo dei Tre Termini e Cocca di Lodrino, alla fine, si forma un gruppo di 29 atleti, con Manuele Tarozzi (Bardiani CSF 7 Saber), Jardi Christiaan Van der Lee, Michael Valgren (EF Education-EasyPost), Rémi Cavagna (Groupama-FDJ United), Enric Mas, Juanpe López, Einer Rubio, Lorenzo Milesi (Movistar), Aleksandr Vlasov, Mick Van Dijke (Red Bull-Bora-hansgrohe), Gijs Leemreize, Frank Van den Broek (Picnic PostNL), Mattia Bais, Alessandro Tonelli (Polti VisitMalta), Igor Arrieta, Jhonatan Narváez, Jan Christen (UAE Team Emirates-XRG), Niklas Larsen (Unibet Rose Rockets) e Andreas Leknessund (Uno-X Mobility), Tobias Bayer (Alpecin-PremierTech), Damiano Caruso (Bahrain Victorious), Giulio Ciccone (Lidl-Trek), Simone Gualdi (Lotto Intermarché), Jan Hirt (NSN), David de la Cruz, Mark Donovan (Pinarello Q36.5), Gianmarco Garofoli, Fabio van den Bossche (Soudal Quick-Step), Florian Stork (Tudor). Il gruppo Maglia Rosa si disinteressa e lascia che siano i battistrada a giocarsi la vittoria.

 

Cavagna prova la sortita solitaria a 117 km dall’arrivo, e rimane in testa fino ai 58 km dall’arrivo, quando il resto dei fuggitivi rientra in vista del traguardo volante di Roncone, vinto da Narváez e sufficiente a far tornare l’ecuadoriano in Maglia Ciclamino. A quel punto l’accordo davanti salta completamente e nei vari saliscendi che portano ad Andalo cominciano gli allunghi, volti a selezionare ulteriormente il folto gruppo di testa.

 

La vittoria di Michael Valgren

Alla fine davanti rimangono in 8: Caruso, Valgren, López, Rubio, Vlasov, Garofoli, Arrieta e Leknessund. Caruso fa valere tutta la sua esperienza, ma salendo verso l’ascesa cronometrata di Andalo-Lever i più brillanti sono Valgren e soprattutto Rubio. Il colombiano non riesce a togliersi di ruota il danese e a 2 km dall’arrivo rientrano su di loro anche Caruso, Leknessund, Vlasov e Arrieta. Il siciliano ci prova, ma la stoccata risolutrice è di Valgren – corridore in carriera in grado di vincere una Omloop Het Nieuwsblad, una Amstel Gold Race e un bronzo mondiale – che proprio all’altezza dell’ultimo chilometro lascia di sasso tutti gli avversari.

 

Per lui è la seconda vittoria stagionale dopo quella a Mombaroccio della Tirreno Adriatico. E il Giro si fa sempre più a tinte danesi, visto che tra il 2025 e il 2026 sono già 10 le vittorie della Danimarca (4 Mads Pedersen, 1 Kasper Asgreen, 4 Jonas Vingegaard, 1 Michael Valgren).

Risultati

ORDINE D’ARRIVO
1 – Michael Valgren (EF Education – EasyPost) – 202 km in 4h41’33”, media di 43.047 km/h
2 – Andreas Leknessund (Uno-X Mobility) a 3″
3 – Damiano Caruso (Bahrain Victorious) a 6″

 

CLASSIFICA GENERALE
1 – Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike)
2 – Felix Gall (Decathlon CMA CGM Team) a 4’03”
3 – Thymen Arensman (Netcompany Ineos) a 4’27”

CLICCA QUI per la classifica finale

 

Pochi secondi dopo aver attraversato il traguardo, il vincitore di tappa Michael Valgren ha dichiarato: “Avevo con me un Pokeball nel taschino, mi ha portato fortuna, è l’amuleto di mio figlio. Pensavo di essere battuto allo sprint, quindi ho attaccato. Ero davvero al limite, e per fortuna la tappa non era 500 metri più lunga. Mi mancava vincere una frazione in un Grande Giro e sono contento di esserci riuscito in Italia dove ho raccolto la maggior parte delle mie vittorie”.

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