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Merlier, dal ciclocross all’olimpo delle volate

09/03/2022

Quando nel 2020 Tim Merlier vinceva la sua prima tappa alla Tirreno-Adriatico, nonché la sua prima affermazione in Italia, non aveva ancora il pedigree che ha ora. Era la prima riapertura post covid dopo mesi di lockdown e la “Corsa dei Due Mari” si correva nell’inusuale contesto autunnale; di Merlier si diceva fosse un ottimo velocista in ascesa, seppur non giovanissimo visto che aveva già 27 anni. La vittoria di Senigallia davanti a Pascal Ackermann, però, lo ha catapultato in una nuova dimensione, che lo ha portato nel giro di due anni ad essere uno dei migliori sprinter in circolazione.

Nativo di Wortegem-Petegem, nelle Fiandre, per tutta la prima parte di carriera ha dato spazio al ciclocross, una disciplina che, come hanno ampiamente dimostrato Wout Van Aert e il compagno di squadra Mathieu Van der Poel, è molto propedeutica alla strada. Non che non avesse mai corso su strada, perché fin da junior si testava in qualche corsa all’interno dei confini nazionali, ma il focus è rimasto per molti anni sul fuoristrada, sui prati e sul fango. Pur arrivando a livelli altissimi, nel ciclocross non si è mai imposto del tutto (7° al mondiale di Valkenburg nel 2018), mentre dall’altra parte le prestazioni su strada erano sempre più convincenti e le vittorie cominciavano ad arrivare (senza contare che il ritorno economico per le gare su strada è ampiamente superiore agli eventi di ciclocross).

Merlier ha presto scoperto di avere due propulsori di prima qualità nelle gambe ed è lecito dire che, oggi, se la gioca con Fabio Jakobsen, Caleb Ewan e il compagno Jasper Philipsen per la palma di miglior velocista del mondo. La sua fortuna è stata anche quella di trovare sulla sua strada una squadra come la Alpecin-Fenix, forse il team migliore quando si tratta di far crescere e lanciare al successo uno sprinter.

L’anno scorso si è tolto la soddisfazione di vincere una tappa sia al Giro d’Italia che al Tour de France, dando sfoggio a tutta la sua classe e potenza. Nonostante questo sia il suo anno dei 30, l’impressione è che il suo status debba ancora raggiungere il picco massimo e di successi da aggiungere al suo palmarés ne abbia ancora diversi.

E, a proposito di velocisti di talento, oggi a Sovicille, alle spalle di Merlier, si è piazzato l’olandesino Olav Kooij. A 20 anni 4 mesi e 19 giorni è l’atleta più giovane sul podio di una tappa della Tirreno-Adriatico dal 1981, quando Raniero Gradi fu 2° nella cronometro di San Benedetto del Tronto alla stessa identica età, nonché il più giovane olandese in assoluto su un podio di tappa. Se il buongiorno si vede dal mattino, questo ragazzo è destinato a fare grandissime cose. Meglio segnarsi il suo nome.

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