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La Svizzera e il Giro d’Italia: l’eleganza alpina

01/08/2026

Il legame tra la Svizzera, che questo sabato celebra la propria festa nazionale, e il Giro d’Italia conta tre capitoli scritti di rosa. Hugo Koblet aprì la strada elvetica verso la Rosa nel 1950, con quella finezza così caratteristica che sembrava trasformare la sua fatica — con i rapporti così duri dell’epoca — in una danza elegante. Quattro anni dopo, Carlo Clerici firmò uno dei successi più inattesi della storia della corsa. E nel 1995 Tony Rominger completò la tripletta — a oggi ancora ineguagliata — con un’autorità schiacciante a Milano.

 

Più vicino ai nostri giorni è arrivato un simbolo: Fabian Cancellara. Alla ‘Locomotiva di Berna’, vincitore di quasi tutto, mancò poco meno di mezzo minuto per completare, proprio nella Corsa Rosa, la tripletta di vittorie di tappa nei tre Grandi Giri: accadde sulle colline del Chianti, teatro della lunga cronometro della corsa nel 2016 — dove quasi tutti abbiamo conosciuto Primož Roglič. I ragazzi di ‘Spartacus’, oggi patron della Tudor Pro Cycling, hanno lottato per raccoglierne l’eredità nel recente Giro 2026, con Michael Storer settimo nella generale, affiancato da Mathys Rondel.

Mäder, il sorriso indelebile

Ma se c’è un nome che riassume tutto l’affetto condiviso tra il Giro e la Svizzera, è quello di Gino Mäder. La sua fuga verso San Giacomo nel 2021, quando alzò le braccia al cielo e vestì la Maglia Azzurra di miglior scalatore, ha legato per sempre la sua figura a una corsa che lo ha pianto, sconvolta dalla sua tragica scomparsa due anni più tardi.

 

Il talento svizzero non è mancato all’appuntamento con il Giro in questi anni. Silvan Dillier si impose a Terme Luigiane nel 2017 dopo una lunga fuga; Mauro Schmid — reduce dalla vittoria al Tour de France — festeggiò nel 2021 un bel successo, il suo primo da professionista, a Montalcino. Jan Christen, Maglia Bianca durante l’edizione di quest’anno e fresco campione nazionale, a 22 anni punta a regalare grandi gioie al tifo elvetico. E poche settimane fa la corsa è tornata a calcare il suolo svizzero.

Carì, un ricordo unico per l’imperatore Vingegaard

Il 26 maggio 2026 la tappa tra Bellinzona e Carì ha inanellato 3.000 metri di dislivello lungo la Val Leontica e ha avuto un vincitore d’eccezione. Jonas Vingegaard, in Maglia Rosa, vi ha conquistato il suo quarto successo (dei cinque totali), mettendo di fatto in cassaforte il Trofeo Senza Fine. Una strada alpina che, come ha riconosciuto al traguardo, anche il ‘Pescatore’ sente ormai come propria.

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