L’edizione 2026 del Giro d’Italia non è stata soltanto quella del successo travolgente di Jonas Vingegaard. Sulla scia del danese della Visma | Lease a Bike, che con cinque vittorie su altrettante cime mitiche ha dominato la corsa senza mezzi termini, ha brillato una nuova generazione di corridori che, in gran parte, sono passati dal Giro Next Gen, il vivaio di talenti che RCS Sport cura e coccola dal 2023 affinché il meglio del mondo brilli poi nella Corsa Rosa professionistica.
Il più sfavillante di queste tre settimane è stato senza dubbio Paul Magnier, le cui lacrime di commozione dopo il podio a Pieve di Soligo lo scorso giovedì dicono tutto su ciò che ha significato per lui questo Giro 2026. A 22 anni, il francese nato a Laredo (USA) è riuscito finalmente a confermare, sul palcoscenico più grande possibile, le doti di fine velocista che gli hanno permesso di conquistare ben 23 vittorie nell’ultimo anno solare, da giugno 2025.
Lascia Roma con tre vittorie e, soprattutto, una Maglia Ciclamino combattuta quasi fino alla fine e nella quale ha messo a segno un colpo a effetto contro Jhonatan Narváez pochi giorni fa sul Muro di Ca’ del Poggio, sostenuto da una Soudal Quick-Step impeccabile — in particolare Jasper Stuyven con il suo lancio — per fugare ogni dubbio su chi sia il corridore più regolare della corsa quest’anno.
Magnier ha vestito la Maglia Rosa il primo giorno, e il secondo se l’è presa Thomas Silva (XDS Astana), coetaneo del francese, che con la sua vittoria a Veliko Tarnovo ha dato il via a una corsa regolare e brillante: due terzi posti, un quarto, un sesto e diverse fughe a evidenziare la sua classe di corridore completo e brioso. L’Uruguay ha trovato nel corridore di Maldonado un punto di riferimento sportivo da seguire per molti anni.
Ma se è stata spettacolare l’ascesa di ‘Thomi’, non si può definire meno che sorprendente quella di Afonso Eulálio (Bahrain Victorious), la grande scoperta di questo Giro. Nove giorni in Maglia Rosa hanno dato al lusitano di 24 anni una vetrina straordinaria. Oltre alla Maglia Bianca finale che ha indossato questa domenica a Roma, resta la sua dimostrazione di forza, il suo stile attaccante, il suo sorriso affascinante e il suo spirito di resilienza. Ancora una volta, ‘la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo’ ha reso onore a un talento straordinario da seguire.
IgorArrieta (UAE Team Emirates-XRG), compagno di fuga in quella tappa a Potenza, ha saputo approfittare dei ritiri nella sua squadra per brillare in fuga giorno dopo giorno.
La lista dei talenti vincitori in questo Giro che si sono messi in luce al Giro Next Gen la completano due ragazzi della classe 2003: Alec Segaert (Bahrain Victorious), autore di una splendida azione da finisseur a Novi Ligure, e Mathys Rondel (Tudor Pro Cycling), che ieri, alla sua prima grande corsa a tappe da professionista, si è fermato a un passo (11°) dalla top ten della generale dopo un rendimento molto regolare in montagna.
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