Il Giro d’Italia nasce a Milano, nel cuore del Nord del Paese, ma fin dalla prima edizione, nel 1909, guarda lontano: scende fino a Napoli, per poi risalire verso le Alpi e Torino, ai confini occidentali della Penisola. Già l’anno successivo la corsa si spinge fino a Udine, a un passo da Slovenia e Austria: è uno dei primi segnali di quella progressiva “conquista dell’Est” che nel 2026 trova una nuova, significativa tappa con l’approdo in Bulgaria, sede della Grande Partenza più orientale mai organizzata sul suolo europeo (dopo l’eccezione asiatica del 2018, quando il Giro prese il via da Israele).
Dalle rive del Mar Nero, la Corsa Rosa toccherà il suo ventiduesimo Paese straniero* e il dodicesimo a ospitare una Grande Partenza fuori dall’Italia.
Un’evoluzione naturale per una gara che, nella sua storia, non ha mai smesso di ridisegnare i propri confini, muovendosi dal Nord al Sud, dall’Ovest all’Est. Già tra gli anni Dieci e Venti del Novecento, le grandi esplorazioni alpine portarono ai primi contatti con Francia e Svizzera. Il Giro del 1919 si svolse interamente entro i confini italiani, ma segnò comunque un passo decisivo verso Oriente, con l’arrivo a Trieste, città simbolo di questa espansione.