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Colombia e il Giro d’Italia: l’impronta eterna degli ‘Escarabajos’

20/07/2026

Ogni 20 luglio la Colombia commemora il suo grido d’indipendenza. E sono pochi i luoghi al mondo in cui l’orgoglio colombiano si sente tanto a casa quanto sulle strade del Giro d’Italia. Perché se c’è qualcosa che lega questo Paese alla Corsa Rosa è la montagna, quella verticale infinita in cui gli escarabajos impararono a volare molto prima di sapere cosa fosse l’Europa.

Da ‘Cochise’ alla doppia corona Rosa

La storia comincia nel 1973, quando Martín Emilio ‘Cochise’ Rodríguez divenne il primo colombiano a vincere una tappa del Giro e aprì una porta che non si sarebbe più richiusa. Poi arrivò la leggenda di Luis ‘Lucho’ Herrera, el Jardinerito, uno degli scalatori più puri che questo sport abbia mai avuto. Tre vittorie di tappa e una Maglia Verde -allora colore della classifica scalatori- nel 1989 confermarono ciò che l’Italia cominciava a intuire sugli Escarabajos. Il suo testimone in montagna sarebbe stato raccolto da nomi come Chepe González o Freddy González, che continuarono a tessere una tradizione elevata a vetta nazionale.

 

Ma la cima assoluta arrivò con la generazione d’oro del ciclismo colombiano. Nel 2014 Nairo Quintana vestì la Maglia Rosa a Trieste e firmò il primo titolo colombiano, e latinoamericano, nella Corsa Rosa. Sette anni dopo, nel 2021, Egan Bernal ripeté l’impresa con un’esibizione in alta montagna degna di un campione. Tra l’uno e l’altro, un rosario di podi e istanti indimenticabili: i due secondi posti di Rigoberto Urán (2013 e 2014), grande sulla bici quanto fuori, con un carisma inimitabile; il sorriso indelebile di Esteban Chaves, secondo nel 2016 e vincitore sull’Etna; o le cinque vittorie in volata e l’unica Maglia Ciclamino colombiana firmata da Fernando Gaviria, l’eccezione veloce in un Paese di scalatori.

L’impronta non si ferma

Il presente tiene accesa la fiamma. Egan Bernal è oggi, oltre che campione, un simbolo di resilienza: dopo il gravissimo incidente che a inizio 2022 stava per costargli la vita, il corridore di Zipaquirá ha ricostruito la sua carriera pedalata dopo pedalata fino a tornare capitano nelle grandi corse. Al suo fianco è cresciuto un nuovo riferimento: Dani Martínez. Il corridore di Soacha nel 2024 sfiorò la gloria con uno straordinario secondo posto a Roma, il migliore dei comuni mortali alle spalle di un Tadej Pogačar di un altro pianeta. La Colombia tornava così sul podio di un grande giro con un corridore nel pieno della maturità.

 

Santiago Buitrago, vincitore di tappa nel 2022 e nel 2023, è stato l’ultimo Escarabajo ad alzare le braccia nella Corsa Rosa e resta una delle grandi carte colombiane per la montagna, nonostante la sfortuna che lo ha estromesso presto dall’edizione 2026. Einer Rubio, vincitore nel 2023, tiene viva quella lotta generosa sulle salite. Tutti condividono lo stesso desiderio: riportare la Colombia in cima a una corsa che sente come propria.

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