Pochi corridori hanno rappresentato il ciclismo di un intero continente quanto Nairo Quintana (Cómbita, Boyacá; 1990). Primo latinoamericano a sollevare il Trofeo Senza Fine, a Trieste nel 2014, e primo colombiano a conquistare la Tirreno-Adriatico, vinta due volte nel 2015 e nel 2017, il “Cóndor” è stato il simbolo di una generazione straordinaria che ha portato il ciclismo colombiano ai vertici mondiali.
Monte Grappa, Blockhaus, Terminillo – quest’ultimo conquistato due volte – sono soltanto alcune delle grandi montagne italiane che portano la sua firma. Quintana ha sfidato i migliori fin dal suo debutto nel WorldTour, nel 2012, facendo delle salite il terreno naturale sul quale costruire una carriera eccezionale. Ha vinto il Giro d’Italia e nel 2017 è arrivato a un passo dal secondo successo, arrendendosi soltanto a Tom Dumoulin nella cronometro conclusiva di Milano. A tutto questo si aggiungono tre podi al Tour de France, la vittoria alla Vuelta a España e una lunga serie di successi sulle vette più prestigiose del ciclismo internazionale.
Tra le immagini destinate a rimanere c’è soprattutto quella della Val Martello nel 2014, giorno della sua prima vittoria al Giro e momento decisivo nella conquista della Maglia Rosa. «Stavo piuttosto male», ricordava qualche anno più tardi. «Avevo patito così tanto il freddo sullo Stelvio che volevo mettere piede a terra per coprirmi, ma un compagno – Gorka Izagirre, anche lui ritiratosi di recente – mi disse: “Se metti piede a terra, ti ritiri. E tu non ti ritiri. Continuiamo a pedalare”».
Quintana ha continuato a pedalare. Quel giorno ha vinto, pochi giorni dopo ha conquistato il Giro e negli anni successivi ha continuato a lasciare il proprio segno sulle montagne di tutto il mondo.
Ora saluta il grande ciclismo proprio da dove è sempre stato più a suo agio: lassù, tra i grandi della sua generazione.
Complimenti per la tua straordinaria carriera, Nairo!