Il 2019 si è aperto e chiuso a cronometro, con la scalata al San Luca e poi la classica chiusura all’Arena di Verona, che però sono risultate abbastanza ininfluenti. Nel mezzo c’è stata la Riccione – San Marino di 34,8 km, che è stata più che altro utile a creare il dualismo Primož Roglič – Vincenzo Nibali, non certo a far guadagnare terreno al futuro vincitore Richard Carapaz (che aveva perso 1’55” dallo sloveno), bravo ad approfittare nei giorni seguenti dei bisticci dei due grandi favoriti.
Quella del 2020 fu un’edizione molto particolare, non solo perché si svolse a ottobre ma anche perché, alla fine, vennero fuori due corridori totalmente inattesi: Tao Geoghegan Hart e Jai Hindley. I due arrivarono alla cronometro finale di Milano (15,7 km) perfettamente appaiati, con l’inglese che rifilerà 39” all’australiano e vincerà il Giro. Precedentemente, nella crono Conegliano-Valdobbiadene di 34,1 km, quando nessuno dei due immaginava che sarebbe arrivato a giocarsi la Maglia Rosa, Geoghegan Hart aveva guadagnato un altro 1’15” a Hindley. In questo caso, quindi, possiamo dire che lancette sono state assolutamente decisive.
Nel 2021 i chilometri a crono sono stati pochi (38,9 complessivi) e ininfluenti, soprattutto perché posti a Torino nella prima tappa e a Milano nell’ultima, coi giochi già chiusi e Egan Bernal saldamente in Maglia Rosa. Discorso pressoché identico va fatto per il 2022, con appena 26,6 km totali contro il tempo e Jai Hindley che si aggiudica il Giro ai danni di Carapaz grazie a una super performance sulla Marmolada.