Con il Tour de France 2026 come ultima gara, Julian Alaphilippe ha deciso di terminare la sua carriera. È stato il trait d’union tra la “vecchia” generazione di ciclisti e la nuova era dei fenomeni. Ha saputo destreggiarsi sia con la prima che con la seconda, sfoggiando sempre e comunque la sua classe. Vinceva tanto e spesso contro la vecchia guardia, ma ha saputo adattarsi anche all’avvento di Tadej Pogačar e Mathieu Van der Poel, diventando un corridore ancor più spettacolare e imprevedibile di quanto già non fosse nei primi anni di carriera.
Il palmares parla per lui: 2 Mondiali consecutivi, uno a Imola e uno a Leuven, una Milano-Sanremo, una Strade Bianche, 3 Freccia Vallone, 6 tappe al Tour de France e una al Giro d’Italia, per un totale di 45 vittorie tra i grandi. Ed è comunque riduttivo descriverlo col numero di vittorie, perché Alaphilippe è stato un corridore in grado di emozionare anche quando non vinceva, anche quando sulla sua strada trovava avversari più forti. Perché a lui, in fin dei conti, non è mai importato granché, l’importante era finire le gare senza rimpianti, avendo dato tutto e fatto divertire i tifosi. Ed è riuscito a farlo molto spesso, soprattutto con la maglia del Wolfpack della Quick-Step.
Uno dei suoi ultimi grandi exploit è arrivato proprio al Giro d’Italia nel 2024: una fuga di 136 km, su e giù per i muri delle Marche, e poi l’assolo verso il traguardo di Fano. Una sola partecipazione alla Corsa Rosa, ma onorata alla grandissima.
In Italia lo ricorderemo comunque per la volata e il trionfo in Via Roma a Sanremo, arrivato qualche giorno dopo la stoccata sul muro di Via Santa Caterina alle Strade Bianche. Senza dimenticare il tris di tappe alla Tirreno-Adriatico, a Pomarance e Jesi nel 2019, a Chiusdino nel 2021 davanti a Van der Poel, Van Aert e Pogačar.
“Ho dato tutto quello che avevo e il ciclismo mi ha restituito tutto – ha detto Alaphilippe -. Per questo posso dirlo con un sorriso: mi fermo. Non con tristezza, ma con immensa gratitudine. Grazie a tutti i fan che mi hanno spinto su ogni salita. Grazie di tutto. Mi ritiro ora perché è il momento giusto di farlo. Ho sempre corso con l’istinto, attaccando quando le mie gambe erano in fiamme, non quando i numeri dicevano di farlo. Ho preso la decisione nello stesso modo. Mi sono svegliato un mattino al training camp e l’ho sentito; questo è il mio ultimo anno. Senza tristezza”.
Che dire… Merci LouLou! In gruppo si sentirà sicuramente la sua mancanza.