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Il sangue variopinto del Giro

30/05/2021

Giro d'Italia 2021 | Tappa 21 - Reporter per un giorno

Il Giro d’Italia visto da una prospettiva speciale: quella degli studenti selezionati attraverso il progetto “Reporter per un giorno”, che hanno vestito i panni di aspiranti cronisti e fotografi per raccontare – dal loro punto di vista –  come le loro città abbiano vissuto il passaggio della corsa. Il progetto – promosso da RCS Sport con il supporto de “La Gazzetta dello Sport” – si rivolge alle scuole secondarie di secondo grado delle province toccate dal Giro d’Italia. 

 

Milano si tinge di rosa.

Dai piedi di Borromeo, al cuore d’oro di Maria. Dal sogno dell’asfalto, ai battiti del pavé. Da rotatorie di partenza, al rettilineo finale. Da Senago a Milano. 30.3 km. 30 Maggio, 13.45.

Parte Riccardo Minali e si attiva il cronometro, comincia il flusso della circolazione. Un processo biologico inverso, il ritorno del sangue variopinto al cuore radioso della madonnina: dall’hinterland al centro, dall’ultimo al primo.

Una carovana disgregata dal tempo che cerca ritrovo al culmine del viaggio rosa, per colorare la festa di Milano. Li trascina il vortice del trofeo senza fine, la voce del corpo lombardo, straziato dalle urla dei tifosi, animato dalle onde delle bandiere, cui dà vita il respiro dei tifosi mascherati.

Due fronti di una stessa guerra, per la tappa e per la classifica, ma li risucchia la stessa corrente: l’arrivo. La cornice del quadro è la stessa di sempre, più densa e più breve (anche se non irrilevante per la natura della tappa), ma cambia il panorama. Il caos sublime della metropoli sostituisce lo scenario idilliaco delle venti tappe precedenti, per armonizzare il ritmo frenetico dell’arrivo, ordinato dal cronometro prima ancora che dalla fatica.

Riemerge da subito la storia scomparsa di Senago, casa dei Celti prima ancora dei Romani, la cui strada tagliata dal fuoco suona l’estremo anelito di un lungo viaggio: con una cronometro individuale cala il sipario sull’edizione 104 del Giro d’Italia. Una lotta aerodinamica contro i limiti del tempo per dare un nome a un ennesimo, immortale percorso di una debole bicicletta, che ancora una volta dà prova della sua così forte debolezza.

Una scia di formiche si fa strada nelle vene di una città spietata, senza alcuna variazione altimetrica, passando prima da Cascina Battiloca, poi da Sesto San Giovanni, casa dei due intertempi della corsa, all’altezza di ginocchia e ventre, rispettivamente al chilometro 9.2 e 19.

16:40:17, comincia la crono la farfalla rosa, vittima di ben pochi sconquassi in ventuno tappe da protagonista. Danza da Senago a Milano per investire di rosa il cuore della città, la cui sentinella dorata ancora una volta accoglie i campioni di quest’anno.

La precede il grande cuore del gregario, il cui comportamento onorevole lo guida fino all’ultimo secondo in una cavalcata straordinaria. Il secondo posto al Giro d’Italia premia il valore di un capitano improvvisato, una piccola formica in una grande città, un gigante colorato in un piccolo paese in bianco e nero.

Il fronte opposto è scenario di un conflitto fraterno non ancora prevedibile: la classifica cronometro. Ai confini del cuore milanese, una scheggia di vetro attenta all’anelito di guerra del corazziere di Vignone, Filippo Ganna, la cui ennesima prova formidabile, coadiuvata dalla benda dell’ultima curva ad angolo, che copre con violenza gli occhi sbarrati di Remi Cavagna, provocandogli una brusca caduta, lo accompagna alla sua seconda vittoria, la settima azzurra di questo Giro d’Italia.

Dai piedi di Borromeo, al cuore d’oro di Maria. Dal sogno dell’asfalto, ai battiti del pavé. Da rotatorie di partenza, al rettilineo finale. Da Senago a Milano. 30.3 km. 30 Maggio, 17:15:59.

Arriva Egan Bernal e si stoppa il cronometro, termina il flusso della circolazione. Un processo biologico inverso, il ritorno del sangue variopinto al cuore radioso della madonnina. Milano si tinge di rosa.

 

Davide Toniutti, Liceo classico Giosuè Carducci di Milano

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