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Egan Bernal e la rivincita delle terre alte

16/05/2021

Egan Bernal e la rivincita delle terre alte

La tappa di oggi si correva tutta nell’Abruzzo interno, appenninico e profondo.

158 km da Castel di Sangro a Campo Felice lungo la spina dorsale italiana, lungo uno spartiacque geografico che prometteva di essere anche il primo vero giudice della classifica generale.

Questi luoghi interni e profondi li ha raccontati meglio di tutti Ignazio Silone, nato nel 1900 a Pescina, un paesino sotto il Monte Velino, a pochi chilometri dal traguardo di oggi.

Il suo libro più famoso è “Fontamara”, ambientato proprio a Pescina, in cui Silone racconta la durezza della vita dei contadini di montagna, i cosiddetti “cafoni”.

«In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo.

Questo ognuno lo sa.

Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra.

Poi vengono le guardie del principe.

Poi vengono i cani delle guardie del principe.

Poi, nulla.

Poi, ancora nulla.

Poi, ancora nulla.

Poi vengono i cafoni.

E si può dire ch’è finito.»

 

E’ questo il bello del Giro d’Italia, la sua magia e anche un po’ il suo scopo, la sua funzione: portare la luce del mondo in luoghi altrimenti poco noti, contribuendo a farli fiorire.

Come successe a Rocca di Cambio, che grazie all’impegno del suo sindaco Aldo Jacovitti ospitò nel 1965 la partenza di una tappa e da quel momento iniziò uno sviluppo che portò alla costruzione della stazione sciistica di Campo Felice, attuale punto di riferimento per il turismo del Centro Italia.

Dunque, oggi tappa molto attesa per la classifica con 4 Gpm, di cui l’ultimo di 1^ categoria, il primo di questo Giro.

Era una tappa molto attesa, però, anche dai fuggitivi, così si ripete il copione di ieri: vogliono andare in fuga tutti, col risultato che ci provano in troppi e non ci riesce nessuno.

Si susseguono scatti e controscatti per quasi due ore, finchè la fuga si compone dopo circa 70 km, corsi ancora a velocità folle.

Si forma un gruppo di 17 corridori: Matteo Fabbro (Bora-hansgrohe), Tony Gallopin, Geoffrey Bouchard (AG2R Citroen), Luis Leon Sanchez (Astana-PremierTech), Filippo Zana e Giovanni Visconti (Bardiani-CSF-Faizanè), Nicolas Edet (Cofidis), Simon Carr, Ruben Guerreiro (EF-Nippo), Koen Bouwman e George Bennett (Jumbo-Visma), Einer Rubio (Movistar), Tanel Kangert (Team BikeExchange), Michael Storer (Team DSM), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Diego Ulissi (UAE Team Emirates), e Eduardo Sepulveda (Androni-Sidermec).

Prima Ulissi, poi Bennet e Storer, ma chi alla fine riesce ad avvantaggiarsi sono Carr e Bouchard, che scollinano con 15’’ sugli altri

Il plotone principale, guidato dagli uomini della Maglia Rosa, non lascia mai più di 3’30’’, segno che ai big la tappa interessa, assieme ai secondi di abbuono sul traguardo.

Lungo il penultimo Gpm di Ovindoli, quando mancano 30 km all’arrivo, la Ineos forza un po’ il ritmo, il vantaggio della fuga cala e quindi davanti iniziano gli scatti.

Prima Ulissi, poi Bennet e Storer, ma chi alla fine riesce ad avvantaggiarsi sono Carr e Bouchard, che scollinano con 15’’ sugli altri.

Prima dell’ultima salita ci sono da percorrere una quindicina di km di pianura dov’è segnalato vento laterale, in gruppo lo sanno e la Deceuninck-Quick Step prova un forcing per e con Evenepoel, che però si smorza appena il vento cala.

Intanto la coppia al comando ha sempre 20’’ su un terzetto formato da Mollema, Storer e Bouwman.

Quando mancano 10 km a Campo Felice la strada inizia a salire leggermente, Bouchard ne approfitta per staccare Carr e va da solo.

Dietro, però, iniziano le grandi manovre in vista del finale.

Ai – 6 km arriva in testa di nuovo la Ineos con sei uomini che fanno una velocità infernale, e la Maglia Rosa Valter inizia a vacillare.

Tiene duro ma soffre in terzultima, penultima, ultima posizione.

Soffre anche Bouchard che ai – 4 km ha solo 1’20’’ di vantaggio sui migliori, e in più sente avvicinarsi la sagoma di Bouwman che ha staccato gli altri inseguitori.

A 3 km dall’arrivo c’è una lunga galleria pianeggiante che prelude allo strappo finale, e quando Bouchard esce alla luce del sole vede Bouwman a 50 metri da lui, rapace.

Gli ultimi 1600 metri sono in sterrato, con punte al 14%.

Bouwman completa l’inseguimento ai -1200 metri, ma è quello che sta succedendo dietro a rapire gli occhi.

Egan Bernal conquista in un colpo solo la sua prima tappa al Giro e la prima Maglia Rosa.

Moscon prende l’inizio dello sterrato come una furia portandosi dietro Bernal; il gruppo si frantuma; la Maglia Rosa si stacca definitivamente; Evenepoel perde posizioni.

Ai -800 metri si stacca Nibali.

Ai -600 metri i due fuggitivi hanno solo 10’’ e attacca Vlasov, dietro di lui Bernal e Ciccone.

Ai -500 metri Bernal non riesce più ad aspettare e scatta sul tratto più duro, supera di slancio Bouchard e Bouwman e se ne va da solo, spianando salita e sterrato.

Provano a resistergli solo Ciccone e Vlasov che perdono una decina di secondi.

Ma il vantaggio di Bernal si dilata ad ogni metro, è sempre più in alto, sempre più solo, finché vince a Campo Felice senza neanche alzare le braccia, per guadagnare ogni secondo possibile.

Conquista in un colpo solo la sua prima tappa al Giro e la prima Maglia Rosa.

2° e 3° Ciccone e Vlasov a 7’’.

4° Evenepoel che nell’ultimo km ha guadagnato una decina di pozioni, a 10’’.

5° Martin, sempre a 10’’.

Poi un gruppo con Caruso, Bardet, Yates, Formolo, Carthy e Soler a 12’’.

Valter taglia il traguardo con 49’’ e appena arrivato, un attimo dopo aver saputo di aver perso la Maglia Rosa, con ancora il fiatone e gli occhi spalancati dalla fatica, fa una cosa bellissima.

Bacia la Maglia, come fosse un saluto, come un addio, sperando in un arrivederci. Chapeau.

Il podio della nuova classifica generale recita così.

1° Egan Bernal.

2° Remco Evenepoel a 15’’.

3° Aleksandr Vlasov a 21’’.

Grandi nomi di grandi giovani per un Giro dove lo spettacolo è appena cominciato.

 

La tappa di oggi si correva tutta nell’Abruzzo interno, appenninico e profondo.

Egan Bernal è nato a Zipaquirá, una cittadina colombiana a 2600 metri d’altitudine famosa per l’estrazione del sale.

Facile che anche lì ci fossero o ci siano ancora dei contadini di montagna, dei “cafoni”,  per i quali la vita è stata o è ancora complicata.

Eppure la tappa di oggi sembra suggerire una specie di rivalsa, di riscatto – la rivincita delle terre alte.

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