All’alba di Catania, sorge l’alba del Giro E. La terza frazione del Giro numero 101 è la rampa di lancio della corsa non competitiva organizzata da Rcs Sport organizzata in partnership con Enel, Mediolanum, NamedSport, Pinarello e Tag Heuer: da qui e per tutte le prossime 17 tappe, le stesse strade che poco dopo saranno battute dai professionisti, le stesse salite su cui si daranno battaglia gli aspiranti leader della corsa rosa, saranno percorse da cinque squadre composte da due partecipanti ciascuna che pedaleranno su e-road bike Nytro Pinarello.

FENOMENO ELETTRICO: Le ebike sono il fenomeno del momento e lo dicono anche i numeri del mercato delle due ruote che anche grazie alle bici a pedalata assistita è tornato ad avere il segno positivo. Così nell’anno del boom della pedalata assistita, soprattutto nel cicloturismo e nella mountain bike, anche il Giro d’Italia diventa la culla di un esperimento destinato a strutturarsi negli anni.

POTENZA GREEN: I corridori del Giro E pedaleranno sulle Nytro di casa Pinarello, eroad bike dalle geometrie racing, con un’anima in carbonio (pesa 13 chilogrammi grazie al T700 ad alto modulo, ma si può scendere fino 9 se si decide di rimuovere la batteria agli ioni di litio) e un cuore tecnologicamente avanzato che nasconde il motore Evation by Fazua che offre un’assistenza fino a 25 km/h con una potenza nominale massima di 250 watt e che si attiva grazie ai comandi posizionati sul manubrio, grazie ai quali il ciclista può controllare le 5 modalità.

PROTAGONISTI: Il ct Davide Cassani è solo il primo di una lunga serie di testimonial che si cimenteranno con la pedalata assistita lungo le strade della corsa rosa. Il Giro E, che si aprirà ogni mattina alle 8, porterà in sella anche personaggi dello sport e dello spettacolo. Hanno già dato la loro adesione due ex campioni olimpici come Antonio Rossi e Yuri Chechi e lo scrittore/atleta/motivatore spagnolo Josef Ajram.

Le firme sul podio, proprio come i professionisti. Con i primi raggi di sole che hanno baciato il Teatro Romano di Catania. Le foto di rito, nel cuore della città etnea. E poi il via ufficiale: è nato ufficialmente il Giro E e Catania è stata la sua prima culla. Dieci corridori, divisi in cinque team, sono partiti intorno alle 8.30 dal centro storico e in sella alle Pinarello Nytro hanno percorso oltre 120 chilometri, pedalando sul tragitto della quarta frazione del Giro 101.

CALDA ACCOGLIENZA: Il tappone etneo, il primo del trittico siciliano, tutto sali e scendi, mangia e bevi, è stato il banco di prova perfetto per questo esperimento di Rcs Sport. Lo start e subito la strada si è inerpicata, con il calore del sole che è stato quasi equivalente a quello del pubblico che, radunato a bordo strada già prima di pranzo, ha regalato applausi e scattato foto anche alla carovana e al gruppo di corridori del Giro E. Anche sulle curve che hanno portato a Pietre Calde, quota 779 metri, il primo dei due Gpm di giornata.

SGUARDO AL FUTURO: Il ct della nazionale italiana, Davide Cassani, è stato il primo dei “big” invitati a questa primissima edizione del Giro in versione elettrica: “Non firmavo sul podio da oltre 20 anni”, ha detto emozionato alla partenza. Sul tragitto non si è risparmiato, ricordando le sue prime gare da neo professionista sulla strade siciliane e invitando i compagni di avventura a comporre treni e ventagli per ripararsi dal vento. Era la sua prima volta su una bicicletta spinta da un motore elettrico (e anche coi freni a disco) e al traguardo, dopo un allungo sullo strappo che ha portato nel cuore di Caltagirone, si è detto divertito: “Ho conservato ancora un po’ di batteria dopo 120 chilometri. Ma sono anche stanco, perché bisogna comunque pedalare. Per questo sono convinto che tra qualche mese vedremo anche i professionisti allenarsi su queste biciclette, che aiutano a migliorare la pedalata, a renderla più fluida e rotonda. Inoltre evitano di fare il ‘dietro moto’, per cui gli allenamenti diventano anche più sicuri”.

SUL PODIO: Il primo vincitore della prima tappa del primo Giro E, che per questo in qualche modo resterà negli annali di questa manifestazione, è stato Xavier Marovelli, biker francese del Team Tag Heuer abituato a ben altri fondi (specialista delle mountain bike) ma che ha dimostrato di avere la gamba anche sulle strade del Giro.

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L’antica Akragas e i suoi templi hanno salutato,  il gruppo del Giro E, partito da Agrigento alle 9 per la seconda tappa. Anche ai cinque team elettrici, che fino a Roma correranno sulle strade del Giro 101 in sella alle eroad bike Nytro, è stato concesso il privilegio della sfilata nella mitica Valle dei Templi, camminata archeologica che tutto il mondo ci invidia.

VENTO IN FACCIA: La partenza dopo il rito delle firme. Le formazioni hanno pedalato compatte e il motore integrato nel movimento centrale delle Pinarello Nytro ha dato lo spunto giusto per affrontare i lunghi tratti controvento che si sono presentati lungo il tragitto, soprattutto i viadotti che si sono susseguiti nei primi chilometri dopo Agrigento. Il vento compagno di viaggio costante, il mare a fare da custode sullo sfondo. Poi la svolta verso l’entroterra e l’altimetria di giornata che ha iniziato a oscillare come un cardiogramma impazzito.

PROVE SPECIALI: Ogni giorno il gruppo del Giro E è chiamato ad affrontare due prove speciali cronometrate, che servono a dare punti per la classifica finale di questo “anno zero”. Al chilometro 82,6, è scattata la prima delle due prove speciali, segnalate dai cartelli viola lungo il tracciato: una prova di regolarità sulla salita verso Santa Margherita Belice, durante la quale alle squadre è stato chiesto di percorrere i nove chilometri di salita con una media non inferiore ai 27 km/h. Le curve regolari tra gli oliveti della Valle del Belice, ancora verdeggiante prima che il caldo estivo la ingiallisca, hanno fatto da sfondo alla prima “competizione” di giornata. Al chilometro 100,7, invece, la bandiera verde che ha annunciato il via della seconda prova speciale, quella cronometrata: in base all’ordine di arrivo vengono assegnati punti ai corridori che si sono misurati a tutto gas sui tornanti verso Partanna, per 10 lunghi chilometri, regolari ma impegnativi.

L’EX PRO: Dopo Partanna, dove la piccola carovana (accompagnata da una scorta tecnica, dai mezzi della polizia stradale e dalle Audi griffate “E”) del Giro E è stata accolta con una gran festa dagli abitanti, il gruppo “elettrico” ha deviato subito verso Santa Ninfa, per gli ultimi dieci chilometri della seconda tappa. Prima un tratto in discesa, poi gli ultimi chilometri con lo strappo verso il centro paese, con un picco al 12 per cento. Davanti al pubblico di Santa Ninfa la volata finale, vinta con un buon distacco da Christian Delle Stelle, classe 1989, lombardo originario di Cuggiono, unico ex professionista del drappello, unico ad avere nel curriculum un vero Giro.

EMOZIONI: Sul podio tutti i team per le premiazioni, con gli ospiti di Banca Mediolanum che hanno conquistato il primo posto di giornata nelle due prove speciali.

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Sull’arrivo in salita verso la sommità di sua maestà Etna, prima vera ascesa di questo Giro d’Italia numero 101, si sono date battaglia anche le cinque squadre che stanno disputando la prima edizione del Giro E. Scenario lunare, con la roccia lavica come fondale e le nuvole che hanno nascosto la cima imbiancata del cratere: lì, su quegli ultimi 10 chilometri che sono stati percorsi da migliaia di amatori prima del passaggio della carovana rosa, e che fin dal mattino erano ricolmi di pubblico che ha atteso per ore il passaggio dei professionisti, i corridori del Giro elettrico hanno lanciato a tutto gas le loro Pinarello Nytro. Con risultati davvero sorprendenti.

MEGLIO DEI PRO: I primi a tagliare il traguardo sono stati Luca Tittonel e Nicolas Grazian (che si è aggiudicato, in coppia con Luca Delli Carri, il primo posto di giornata): 29 anni il primo, originario di Conegliano, classe 1995 il secondo, vicentino, entrambi ex del Cycling Team Friuli. E sono arrivati all’ultimo chilometro battendo il tempo firmato ieri da Chaves nella gara per la rosa: il primo dei professionisti ha chiuso i 9 chilometri (dal meno 10 al triangolo rosso) in 23 minuti e 40 secondi, mentre i due del Giro E sono riusciti a firmare un 23 primi e 30 secondi. Numeri che andrebbero interpretati meglio ma che dicono comunque del vantaggio che i mezzi a pedalata assistita hanno regalato sulle rampe più dure dell’Etna, con pichi al 14 per cento.

ARIA DI MONTAGNA: Tra i primi a tagliare il traguardo sulla cima siciliana anche Aimee Fuller, londinese, classe 1991. E non a caso. La campionessa britannica di snowboard, che vanta la partecipazione alle Olimpiadi Invernali del 2014, ha sentito profumo di montagna e non si è risparmiata sui tornanti e sugli strappi dell’Etna.

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Partenza al mattino da Pizzo e poi tanto vento in faccia su per la costa tirrenica della Calabria. Fino a Praia a Mare, a due passi dalla spiaggia, dove la tappa si è chiusa con una volata spettacolare che ha strappato gli applausi al pubblico che si era già radunato sulla linea del traguardo.

Diciassette persone a cui si aggiungono i dieci partecipanti che ogni giorno pedalano sulle strade percorse poi dai professionisti: è questa la mini, ma non troppo, carovana del Giro E, che anticipa non solo il passaggio del gruppo della maglia rosa, ma anche quello della carovana del Giro che dà spettacolo lungo tutto il tracciato di tappa.

PROTAGONISTI: Giuria e organizzazione aprono la strada ai partecipanti a questa prima edizione sperimentale che si corre negli stessi giorni e sulle stesse strade del Giro 101. Le moto della polizia, insieme a quelle di servizio, fanno la guardia ai corridori che in questo modo riescono a passare senza soste sul percorso di gara. Al seguito gli altri mezzi di supporto fino all’auto di fine gara che chiude il passaggio del Giro E.

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La lingua fuori dalla bocca di Chris Froome dopo il traguardo di Montevergine racconta molte cose: una di queste è sicuramente che la salita di Mercogliano, un Gran premio della montagna di secondo livello, non è una passeggiata. Su quegli stessi tornanti, non senza altrettanta fatica, prima del gruppo della maglia rosa e della F10 del Team Sky, hanno sfrecciato anche le Pinarello Nytro del Giro E.

COME UN BOEING: Quindici chilometri, pendenza media del 5 per cento, punte al 10. A pochi minuti di distanza il pubblico ha potuto ammirare i team del Gruppo E darsi battaglia sui bolidi a pedalata assistita e poi i compagni di squadra del britannico, sulle F10 di ultima generazione. Due mondi distanti che non si sono incontrati, che corrono su due rette fin qui parallele; due mondi però che hanno in comune molto più di quello che si può immaginare.

COL SORRISO: Il primo del gruppo E a tagliare il traguardo di Montervergine è stato Luigi Sestili, classe 1983, ex professionista, e oggi fotografo, che ha scalato l’ultima fatica di giornata in poco più di mezz’ora, con il dorsale del Team NamedSport. “Ottime sensazioni, la bici si guida bene anche in discesa. Nella prima parte di tappa ha reso anche il meglio, tra i sali e scendi sulla costa. Sull’ultima salita ho giocato molto con i rapporti e le modalità di assistenza. E’ stato divertente ma soprattutto meno faticoso del previsto: da tre settimane non uscivo in bici e al termine della tappa non mi sono sentito troppo stanco”.

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Il pubblico del Giro sta imparando a conoscere e a fare il tifo anche per i corridori del Giro E, la gara su biciclette a pedalata assistita, organizzata da Rcs Sport, che si corre sulle stesse strade del Giro 101. Borghi in festa, palloncini rosa, musica e animazione: e così anche il gruppetto elettrico e la carovana al seguito vengono festeggiati nei passaggi che si trovano lungo le tappe e soprattutto nei chilometri finali, quelli che precedono la linea di arrivo, e che diventano una vera e propria passerella anche per i partecipanti al Giro E.

IL TIFO: gli ultimi tornanti, già affollati da ora di pranzo, sono stati uno stadio naturale che ha accolto tra gli applausi i cinque team che si sono dati battaglia nella sesta frazione, prima del giorno di riposo. In forte crescita tra i tifosi, insieme all’attenzione per il Giro E, anche la curiosità nei confronti delle Pinarello Nytro su cui pedalano i team di Tag Heuer, Banca Mediolanum e Named Sport. “A quanto state andando?”, “Posso provarla?”, “Quanto costano queste biciclette?”, le domande del pubblico all’arrivo. E poi i flash per il podio e la cerimonia delle medaglie.

IN SELLA: “Una grandissima emozione, l’arrivo come la partenza. Ci si rende conto della fatica che fanno i corridori: a noi è permesso farlo un giorno, loro invece si giocano qui la carriera per tre settimane di fila”, hanno detto a caldo, in cima al Gran Sasso, Danilo Nunziata e Vincenzo Carbone, amatori del team The Riders di San Gennaro Vesuviano, due degli ospiti di giornata (la tappa è stata vinta da Luca Tittonel, al traguardo insieme al compagno di team Nicolas Grazian) invitati a pedalare al Giro E da Banca Mediolanum. Due dei fortunati amanti delle due ruote che per una giornata hanno avuto l’occasione di vivere il Giro dall’interno, da protagonisti, salendo sullo stesso palcoscenico della maglia rosa sia al mattino che al pomeriggio. Nei prossimi giorni si metteranno in sella per alcune delle tappe di questa nuova competizione anche ex atleti del calibro di Jury Chechi, Antonio Rossi e Andrea Lo Cicero; tornerà in sella a una Nytro anche il ct Cassani, rimasto impressionato dalla qualità di queste eroad bike.

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MOBILITÀ SOSTENIBILE: uno slogan sulla bocca di molti, un motto finito nell’agenda di moltissimi politici, un obiettivo per aziende ed enti pubblici. Ma anche il messaggio che sta veicolando lungo le strade del Giro d’Italia numero 101 la carovana del Giro E, iniziativa che ha preso il via a Catania per il primo anno e che si chiuderà a Roma il prossimo 27 maggio. Biciclette a pedalata assistita e auto ibride: così la corsa elettrica non è solo una gara in sella a mezzi super tecnologici ma anche uno spot per sostenere un’idea di mobilità che non impatti sull’ambiente e che aiuti a ridurre il più possibile le emissioni.

MOBILITA’ ELETTRICA: Partner di questo progetto di Rcs Sport (insieme a Banca Mediolanum, NamedSport, Pinarello e Tag Heuer) è Enel, che ha creduto fortemente in questo format dove l’elettricità, una delle energie pulite per eccellenza, gioca un ruolo da protagonista. In effetti per i concorrenti-ospiti il Giro E si trasforma in una sorte di percorso formativo sulla mobilità sostenibile: la sera precedente la tappa partecipano a un incontro di preparazione sulle caratteristiche tecniche delle bici elettriche e del tragitto di gara, mentre il mattino seguente possono toccare con mano le eroad bike di Pinarello le cui batterie sono state ricaricate a dovere nel corso della notte.

SETTIMA TAPPA: Intanto i cinque team in sella alle Nytro di Pinarello hanno chiuso anche la settima tappa che li ha portati dallo start di Penne, in provincia di Pescara, fino al traguardo di Gualdo Tadino. Anche i concorrenti del Giro E hanno dovuto affrontare la prima, dura, asperità di giornata, passando dal Comune di Farindola e nei pressi di Rigopiano, portando il loro semplice e umile omaggio al territorio e ai suoi abitanti. Che hanno atteso la carovana elettrica fin dalle prime ore del mattino per festeggiare i ciclisti di passaggio. Che poi si sono dati battaglia sotto una timida pioggia sul lungo rettilineo finale di Gualdo Tadino, battagliando in volata per la prima posizione.

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L’Italia va matta per le ebike. E la prima edizione del Giro E, con 5 team in gara sulle Nytro di Pinarello, sulle stesse strade percorse dai professionisti, è la punta di un iceberg che ha basi solide e che si stanno allargando e venendo sempre più a galla. L’attenzione, la curiosità e il tifo che sta accompagnando la carovana del Giro in versione elettrica è solo uno dei tanti segnali che dicono che il Belpaese si sta innamorando perdutamente della bicicletta a pedalata assistita. Eroad, appunto. Come le Nytro di Pinarello su cui pedalano i corridori del Giro E. Perché se è vero che le mountain bike a pedalata assistita la fanno da padrone, è anche vero che il futuro guarda alla strada e alle bici da corsa. E il Giro E, la corsa di Rcs Sport che ha come partner Banca Mediolanum, NamedSport, Pinarello, Enel e Tag Heuer, vuole giocare in anticipo, vuole dettare la linea.

NOVELLINO: “Sono il futuro. Sono contento di aver pedalato sulle strade del Giro e l’ho potuto fare solo grazie a questo fantastico mezzo”, ha detto Walter Novellino, allenatore di calcio, ieri nel Team Mediolanum per l’ottava tappa del Giro in versione elettrica. Acclamato dal pubblico sulle strade (le sue strade dato che vive a Perugia), è stato accolto da una vera ovazione sul traguardo di Osimo. “Capisco la fatica che fanno i corridori. Penso che il ciclismo possa insegnare al calcio un po’ più di umiltà”, ha aggiunto in veste di ciclista, lui che ama la corsa dopo il calcio.

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Non solo il Giro d’Italia, anche il Giro E entra nel vivo e si appresta a vivere una tre giorni davvero significativa e ricca di emozioni: le prossime tappe diranno molto sia sulla genesi sia sul futuro di questa competizione.

POCHI OSTACOLI: Dopo il via da Osimo non ci sono stati grandi ostacoli da superare prima degli ultimi chilometri, sui quali si è decisa anche la corsa della Maglia Rosa. I Watt sono serviti in pratica unicamente per riuscire a scollinare a tutto gas sul Tre Monti, l’unica salita di giornata che ha preceduto l’ingresso nell’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

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Prima dell’arrivo a Nervesa della Battaglia, prima della volata sulla linea del traguardo, prima del circuito del Montello, con il pubblico in festa radunato sui prati a bordo strada, il Giro E ieri ha reso omaggio a uno dei partner che affiancano Rcs Sport nell’organizzazione di questa iniziativa: la carovana elettrica si è fermata nel quartier generale di Pinarello, a Villorba, per incontrare Fausto e farsi raccontare la genesi di uno dei brand del Made in Italy delle due ruote più apprezzati al mondo.

A VILLORBA: Un “inchino” dovuto: non solo perché l’azienda, alle porte di Treviso, si trova sul percorso della tappa di ieri, la tredicesima per il gruppo della maglia rosa, la decima per i componenti del Giro E; anche, anzi soprattutto perché i team del giro elettrico pedalano sulle Nytro uscite proprio dallo stabilimento di Villorba. “Giovanni Pinarello dopo aver aperto un negozio nel centro di Treviso portò qui la fabbrica. Da 50 anni questa è la casa di Pinarello, qui assembliamo quasi tutti i mezzi che poi vengono immessi sul mercato”. Su 36mila biciclette che escono dall’head quarter di Villorba ogni anno, 12mila sono F10, il modello top di gamma di Pinarello, il più prodotto e anche il più venduto.

LO SPRINT: A bordo strada, un tendone bianco per un rinfresco con i dipendenti dell’azienda e moltissimi ospiti e amici, come Massimo Zanetti, patron della Segafredo. Foto di rito, soprattutto alle Nytro, le protagoniste di questa primissima edizione del Giro E. E poi via: i cinque team in gara sono ripartiti proprio da Villorba per l’ultima prova della giornata, gli ultimi 53 chilometri fino al traguardo di Nervesa della Battaglia. Dopo il giro sul circuito del Montello, il gruppo si è lanciato a tutto gas verso l’arrivo: lo sprint se l’è aggiudicato Luca Tittonel, “padrone di casa” della decima tappa del Giro E, residente a pochi chilometri di distanza da Nervesa. Sul podio per la premiazione finale anche Maude Mathys, campionessa svizzera di sci alpinismo e corsa in montagna, atleta del team Tag Heuer.

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Il Monte Zoncolan non è solo la cima di Chris Froome ma anche di Maude Mathys, campionessa svizzera di sci alpinismo e corsa in montagna, che ha tagliato per prima la linea d’arrivo dell’undicesima tappa del Giro E. L’atleta del team Tag Heuer, che nella tappa di Nervesa della Battaglia aveva sofferto l’arrivo in volata, ha distaccato gli avversari e si è involata in solitaria sull’ascesa più difficile di tutta la corsa. Insieme a lei hanno provato l’ebbrezza di essere parte del Giro 101 per un giorno anche quattro portavoce del Cio, il Comitato olimpico internazionale. Christophe Dubi, Justine Humair, Gerard Strickler e Frank Monnier si sono gustati la frazione più epica di questa edizione della corsa rosa.

LEGGIADRA: Tappa lunga e dura sulla carta ma anche nei fatti. Per di più i team del Giro in versione elettrica hanno scalato un versante inedito dello Zoncolan, per alcuni tratti più difficile ancora di quello che hanno percorso i professionisti. Maude Mathys, abituata a correre in montagna più che a mettersi in sella, leggera e leggiadra, non ha sofferto le pendenze infernali e spinta dal motore delle Nytro è riuscita a staccare i rivali e a danzare fino al traguardo, sostenuta dal tifo delle persone incontrate nei chilometri finali.

OMAGGI: La tappa del giro elettrico ha visto il gruppo fermarsi in alcuni luoghi significativi lungo il percorso. I corridori e tutta la carovana hanno fatto una sosta al monumento degli Alpini di Ragogna per un momento di commemorazione dei caduti, con tanto di deposizione di una corona di fiori. Un gesto simile si è ripetuto ai piedi dell’opera dedicata a Ottavio Bottecchia che fu il primo ciclista italiano a vincere il Tour De France, per altro indossando la mitica Maglia Gialla dalla prima all’ultima tappa (correva l’anno 1924).

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Un’abbuffata di salite. E ce n’è ancora, il menu è ricco, le portate da servire non sono di certo finite. La carta al centro del tavolo di questo Giro d’Italia numero 101 riserva ancora molte sorprese, gli chef che lo hanno cucinato si sono tenuti qualche ricetta segreta nella manica, pronta per l’ultima settimana. Dopo lo Zoncolan, il terribile mostro domato, anche il Giro E ha pedalato sulle montagne che sono al confine con l’Austria.

DOPO LA FATICA: “Esatto. Dopo questi due tapponi la giornata di riposo deve essere sfruttata per reintegrare l’organismo. Meglio ancora di come si fa prima, durante e dopo la pedalata”. Parola di Andrea Rosso, fondatore e amministratore unico di NamedSport, uno dei partner di Rcs Sport nell’organizzazione del Giro in versione elettrica. “Per prima cosa conviene fare il pieno di liquidi e soprattutto di sali minerali. Il nostro HydraFit è quello che serve in queste occasioni, l’organismo ha bisogno di rimettersi in sesto velocemente dopo l’intenso sforzo”. I Gpm che i cinque team del Giro E hanno affrontato tra Tolmezzo e Sappada, con la salita allo Zoncolan ancora nelle gambe e nonostante l’ausilio del motore elettrico delle Pinarello Nytro, si fanno sentire.

ULTIMA SETTIMANA: Consigli utili anche per i corridori che hanno chiuso due settimane in sella alle biciclette a pedalata assistita. I sistemi delle eroad bike non tolgono la fatica, non la annullano: in parte la riducono e migliorano la prestazione fisica. Questo significa che anche gli atleti del Giro E stanno soffrendo e devono curare alimentazione e integrazione per l’ultimo capitolo della corsa rosa, da Trento fino a Roma.

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Corsa contro il tempo anche per i corridori del Giro E che ieri si sono messi alla prova nella prima crono di questa prima edizione (partita da Catania, e non dal prologo di Gerusalemme come il Giro d’Italia): corsa contro il tempo a coppie, in team, non in solitaria, con partenza dal centro di Trento a un’ora dal via libera dato al primo dei professionisti; corsa contro il tempo con il motore delle Nytro eroad bike che è entrato in funzione pochissime volte, solo in occasione di alcuni “rilanci”, perché una crono è pur sempre una crono.

INNOVAZIONE: L’assistenza alla pedalata offerta dal motore Evation di Fazua termina quando il ciclista supera i 25 chilometri all’ora di velocità. Nella crono di ieri i team del Giro E hanno tenuto medie superiori ai 30 orari e per questo i watt offerti dal motore delle Nytro non hanno quasi mai migliorato la performance dei partecipanti. La maggior parte è arrivata al traguardo con una sola tacca di batteria consumata quando in una salita come quella dell’Etna era stata necessaria una carica completa. Luca Lucini e Luca Tittonel, del Team Pinarello, hanno fermato il cronometro a cinquantacinque minuti (contro i 40 dell’australiano Rohan Dennis che ha domato la tappa dei pro’), nonostante la leggera pioggia che ha accompagnato la gara elettrica nei primi minuti del suo svolgimento. A seguire, con distacchi che vanno fino ai 10 minuti, tutte le altre formazioni, compresa quella di Enel che ha visto in sella, in compagnia di Nicolas Grazian, l’ex rugbista Andrea Lo Cicero, a cui il pubblico trentino non ha fatto mancare il suo affetto. Tempi certificati da Tag Heuer, come nel caso di quelli della maglia rosa e dei suoi rivali: “Dove c’è innovazione e spirito pioneristico, noi ci siamo”, le parole con cui Andreas Albeck, direttore marketing di Tag Heuer per l’Italia, spiega la presenza del brand nell’anno zero di questa manifestazione parallela a quella ufficiale.

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Da un lago all’altro, da Riva del Garda fino a Iseo, dal Trentino alla Lombardia, la sua Regione, quella che lo ha visto anche in veste di assessore allo Sport nella passata giunta del governatore Maroni. Da un lago all’altro, con una bella progressione sulle due salite di giornata e con un ottimo spunto nello sprint finale, nel centro di Iseo, con il pubblico che lo acclamava e lo incitava. Da un lago all’altro, ma anche da un podio all’altro, da quello delle firme di inizio giornata, a quello finale delle premiazioni. Antonio Rossi, uno che di podi e premi se ne intende, uno che in canoa si è messo al collo ben 5 medaglie olimpiche (di cui 3 del metallo più prestigioso), amante delle due ruote, amatore preparato e ben allenato, è stato tra i protagonisti della 14esima tappa del Giro E, la corsa sulle eroad bike di Pinarello.

PRIMA VOLTA: Fino all’anno scorso, almeno un paio di volte a settimana scendeva in bicicletta dalle montagne lecchesi fino al capoluogo meneghino per andare al lavoro: casa-ufficio, a Palazzo Lombardia, andata e ritorno, per tenersi allenato per le granfondo da fare con gli amici. Ieri invece in sella per una tappa al Giro, perché c’è sempre una prima volta: “Non avevo mai provato una bicicletta simile. Mia moglie ha una mountain bike a pedalata assistita, molto utile per spostarsi in città. Una bici da corsa elettrica come questa non l’avevo mai provata e devo dire che le sensazioni sono molto buone: l’aiuto c’è ma ho fatto fatica, perché se vuoi spingere devi metterci parecchio del tuo, non è un motorino”, ha detto all’arrivo. “E’ stato molto divertente, è un modo di vivere la bicicletta completamente diverso da quello tradizionale, meno esasperato per certi aspetti. E molte più persone possono scoprire la bellezza di alcune salite in sella e sui pedali”.

IN LOMBARDIA: Dopo la volata sul traguardo di Iseo, i tifosi gli hanno chiesto autografi e fotografie: e lui, con la cordialità di sempre, si è lasciato abbracciare dal suo pubblico, dalla sua gente. “La Lombardia è terra di sport, terra di ciclismo. In Lombardia si corrono grandissime competizione che attirano professionisti dal tutto il mondo e ci sono alcune delle salite più dure e note di tutto lo Stivale. Sulle nostre strade sono nati e cresciuti grandissimi campioni e oggi pedalano migliaia di amatori e appassionati che conoscono bene il valore e la bellezza del territorio”, aggiunge da ex assessore regionale, parlando non solo di sport ma anche di turismo: “Il turismo sportivo è un segmento in fortissima crescita. Ci sono turisti internazionali che abbinano all’esperienza sportiva, anche su due ruote, la visita delle città d’arte e delle realtà locali. Su questo versante si deve investire sempre di più”.

VIP IN SELLA: La “Franciacorta Stage”, forse una delle frazioni più spettacolari di tutta l’edizione 2018, ha visto pedalare nel Giro E parecchi volti noti: insieme a Rossi c’erano Andrea Lo Cicero, ex rugbista che aveva già preso parte alla tappa numero 13 e che salirà in sella anche nella frazione di Roma, Giovanni Bruno, direttore di Sky Sport, e Andrea Cipolloni, amministratore delegato di Pittarosso.

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Lunga ma pedalabile, costante e per certi versi dolce, senza troppi strappi improvvisi e violenti che costringono a rilanciare l’azione. La salita verso il traguardo di Pratonevoso, 14 chilometri tutti da gustare, inaugura il gran finale di questo Giro d’Italia numero 2018 ed è stata l’ennesimo palco su cui si sono esibiti i team del Giro E, la corsa elettrica e green che precede la carovana e l’arrivo della Maglia Rosa e dei suoi acerrimi rivali. E proprio su quella salita, mentre il drappello di testa battagliava per la prima posizione, tutte le attenzioni sono andate a Justine Mattera che, non senza fatica, in sella alla sua Nytro, ha sfidato le docili pendenze del finale di tappa strappando foto, sorrisi e applausi.

CHE SODDISFAZIONE: Quello per la bicicletta è stato un vero colpo di fulmine. La Marilyn Monroe d’Italia si è innamorata delle due ruote solo negli ultimi due anni e il ciclismo ha rubato qualche spicchio del suo cuore, che fino a quel momento era tutto dedicato al nuoto e alla corsa. “Mi piace perché dà quel senso di libertà che pochi altri sport riescono a infondere in chi li pratica”, racconta Justine. Che dopo aver preso parte ad alcune pedalate organizzate da Banca Mediolanum lungo i percorsi delle precedenti tappe, si è buttata nella mischia del Giro E per la quindicesima frazione. “E’ stata una salita lunga, dura per alcuni tratti, ho sofferto ma è una grandissima soddisfazione essere arrivata fino in cima”, ha raccontato ai microfoni di Radio 2 dopo aver tagliato il traguardo. La Nytro di Pinarello le ha dato una grande mano a sconfiggere rettilinei e tornanti: “Non è come la mountain bike a pedalata assistita, ma l’aiuto è notevole e permette di raggiungere vette simili e di pedalare a lungo su percorsi mossi come quello di oggi”.

MONTAGNE TOP: La quindicesima prova del Giro E si era aperta in mattinata ad Asti: da lì i team in gara si sono mossi verso Alba e Barolo, attraversando il favoloso scenario delle Langhe, un dipinto olio su tela nel quale i ciclisti hanno lasciato la loro scia elettrica. Prima di Prato Nevoso i corridori avevano potuto scaldare le gambe sullo strappo di Novello, per poi lasciarsi cadere in discesa fino all’attacco dell’asperità finale. Sulla quale, per conquistare le prime posizioni, hanno fatto rombare i motori delle loro Pinarello anche Rémi Duchemin e Matt Holden, organizzatori dell’Haute Route, circuito di 13 eventi amatoriali di categoria “premium”, organizzati sulle salite più prestigiose di tutto il mondo, quelle su cui si sono scritti capitoli celebri della storia del ciclismo moderno. Due, insomma, che di montagne se ne intendono, e che si sono lasciati ammaliare dalla bellezza del Giro e dalla spinta del Giro E.

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Prima l’asfalto che punta irto verso il cielo, poi lo sterrato, umido, insidioso, vischioso, ripido. Curve e tornanti, fango e neve, bosco e sole. La carovana del Giro E ha superato, con successo, anche la prova del Colle delle Finestre, la Cima Coppi di questa edizione del Giro d’Italia, e della salita verso il traguardo di Bardonecchia che, insieme allo Zoncolan, sono forse tra le ascese più dure che la corsa rosa ha proposto quest’anno (e non a caso sono state il teatro di grandi imprese che hanno riaperto e rimescolato la classifica generale).

SENZA FIATO: La gara dei team “elettrici” ha preso il via ieri a Sant’Ambrogio di Torino. Trenta e più chilometri in piano, per scaldare la gamba e per la prima delle prove di giornata, quella di regolarità, con i corridori impegnati a mantenere la media costante sopra i 29 orari per oltre 15 chilometri. Tempo di tirare il fiato ed era già ora di imboccare la salita regina di questo Giro: svolta secca a sinistra e le Nytro di Pinarello hanno ruggito sulla prima parte della salita che porta al Colle delle Finestre, la più insidiosa, la più tosta, un chilometro e mezzo da perdere il fiato. E da perdere anche qualche tacca di batteria per chi ha voluto “sgasare” fin da subito e prendere margine sui rivali.

RICARICA: Le batterie, appunto. Si tratta di pezzi agli ioni di litio che offrono assistenza fino a 25 chilometri orari: Pinarello ha immesso le Nytro sul mercato dicendo che una carica completa può accompagnare il ciclista per un dislivello massimo di 1.400 metri. In realtà la performance della batteria si differenzia molto dalla modalità di assistenza scelta dal ciclista, dal peso dello stesso e dalla qualità della sua pedalata. Così alcuni corridori del Giro E sono riusciti a scollinare in cima al Colle delle Finestre con ancora qualche tacca di batteria da poter sfruttare nei tratti successivi. Per altri invece è stato necessario un “cambio in corsa”: come succede per i professionisti in caso di foratura, il gruppo elettrico era seguito da alcuni mezzi di scorta sui quali erano state caricate le batterie di ricambio.

IN VETTA: Mozzafiato, la salita quanto il panorama. “Ma con questa bici è stato mille volte più facile rispetto a una muscolare: ci siamo goduti assolutamente l’ascesa”, hanno detto in coro gli ospiti di giornata, che per qualche ora si sono calati nella parte dei corridori e hanno battuto le stesse strade di Froome e rivali. Così dopo il Colle delle Finestre è arrivato il momento dell’ultimo, terribile, ostacolo di giornata: i 7 chilometri dello Jafferau, quelli prima della linea d’arrivo, hanno dato il colpo di grazia alle energie delle batterie delle Nytro come delle gambe dei corridori. Un tornante dopo l’altro i team hanno mangiato l’asfalto di Bardonecchia con tempi molto simili a quelli dei primi arrivati tra i professionisti. “Divertente, si sente il peso della batteria perché la bici arriva a pesare 13 chili, ma senza di quella non ci sarebbe l’assistenza che mi ha permesso di arrivare in cima senza troppa fatica”, il commento di Marco Verdura, autore di Radio 2, acclamato dai tifosi che affollavano le curve degli ultimi chilometri di giornata e che erano stati “scaldati” dai colleghi di Caterpillar che animano ogni traguardo di tappa.

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Non è ancora tempo di bilanci, perché c’è ancora da pedalare, c’è ancora un giorno in sella. Ma il Giro E si può dire promosso, ha superato alla grande gli esami di maturità: dopo il Colle delle Finestre e Bardonecchia, ieri è stato il turno del Col di Tsecore e quindi della salita a Cervinia, ascese che hanno in qualche modo messo la parola fine sul Giro d’Italia numero 101 e che hanno chiuso la tre giorni più dura di questa edizione. La carovana “elettrica” ha superato le prove più temibili conquistando anche il cuore dei tifosi, che nel corso di queste tre settimane hanno imparato a riconoscere e applaudire il passaggio dei corridori sulle Nytro di Pinarello.

PASSIONE: “Il messaggio è stato lanciato. Io spero che anche grazie a questa iniziativa ci sia più gente che si muove in bicicletta, anche a pedalata assistita”. Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum ama il ciclismo e lo pratica. L’istituto di credito ha organizzato pedalate con i clienti per tutta la durata del Giro. Alcuni ex professionisti come Bettini, Fondriest e Ballan hanno accompagnato qualche centinaio di amatori sulle strade del Giro 101. E poi c’è il Giro E: “Abbiamo deciso di fare questo passo in più perché le bici elettriche sono il fenomeno del momento: io non ho mai provato un modello stradale, solo mountain bike. E devo dire che sono un mezzo eccezionale perché permettono a chi non è atleticamente portante di raggiungere luoghi prima impensabili in modo pulito e senza far rumore. Sono convinto che le ebike porteranno più persone in sella e in montagna”, chiosa Doris.

ULTIMI GPM: Ieri le salite al cospetto del Cervino erano invase da tifosi in festa. E anche i team del Giro E hanno affrontato Col di Tsecore (16 lunghi chilometri senza un attimo di pausa, con una pendenza media del 7,7 per cento e picchi del 16) e lo strappo verso il centro di Cervinia (oltre 18 chilometri con punte al 12 per cento) tra due ali di folla che in queste tre settimane hanno imparato ad attendere la mini carovana elettrica prima di quella “originale” e prima dell’arrivo dei professionisti. Il Team Mediolanum è arrivato sul secondo gradino di podio (dietro al Team NamedSport) grazie ai punti conquistati nel corso delle due prove speciali di giornata: quella di regolarità (circa 15 chilometri da percorrere a una media uguale o superiore ai 29 orari) prima del primo Gran premio della montagna, e quella di velocità, con i tempi presi dall’abitato di Torgnon fino alla linea del traguardo.

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Dall’alba di Catania al tramonto di Roma. Dalla Sicilia alla capitale, dopo aver attraversato lo Stivale in lungo e in largo. Dal teatro romano di uno dei borghi della Magna Grecia ai Fori Imperiali della Città Eterna. Dopo 18 tappe si è chiusa domenica la prima edizione del Giro E, la corsa sperimentale su ebike che Rcs Sport ha lanciato insieme al Giro numero 101, in partnership con Enel, Pinarello, Tag Heuer, Banca Mediolanum e NamedSport.

NEL CIRCUITO: Diciannove i corridori in corsa domenica, nel circuito ricamato nel centro città, all’ombra del Colosseo e di alcuni dei monumenti più belli di Roma. Le batterie delle Nytro sono rimaste per lo più a riposo perché il tracciato non prevedeva pendenze impegnative: due giri e quindi lo sprint sul corso ciottolato, concesso per strappare l’ovazione del pubblico, e prima delle premiazioni sullo stesso podio toccato pochi minuti più tardi dai piedi della nuova Maglia Rosa Froome. Medaglie, foto di rito, brindisi. Rituali che si sono ripetuti per tre settimane e hanno scandito le tappe di questa manifestazione. E il sole, che era sorto in Sicilia per benedire la partenza, è tramontato sulla prima edizione del Giro E.

SCOMMESSA VINTA: “Siamo contentissimi. Il bilancio non può che essere positivo”, queste le parole di Paolo Bellino, direttore generale di Rcs Sport. “Ci siamo già dati un obiettivo: proporlo nuovamente il prossimo anno con un format più completo, più accattivante. Questa edizione ci è servita per capire per studiare la riuscita a livello logistico. Abbiamo messo insieme esperti ciclisti, amatori, sportivi, vip, tante persone eterogenee per capire se questa proposta piacesse. Il risultato è che tutti si sono divertiti e hanno potuto, anche solo per un giorno, sentirsi parte viva del Giro. Era questo lo spirito che cercavamo”.

ENTUSIASMO: Il format potrà subire delle variazioni ma tendenzialmente il Giro E avrà un’anima turistica e solo un pizzico di agonismo. Buona la prima, dunque. Anzi, buonissima.

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