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Sacile-Cortina. Voci e nuvole

24/05/2021

Sacile-Cortina. Voci e nuvole. Tappa 16

Il debutto delle Dolomiti al Giro d’Italia è avvenuto nel 1937, con la tappa Vittorio Veneto-Merano

Le strade dei passi non erano ancora asfaltate ma semplici carrarecce, muri di ghiaia e solitudine, “aspri come una tavola senza cibo”, come scrisse Orio Vergani.

Quel giorno Gino Bartali partì sui primi tornanti del Passo Rolle, continuò da solo per 107 chilometri e arrivò con oltre cinque minuti e mezzo sul secondo.

In montagna le strade asfaltate non c’erano nemmeno nel 1949, quando Dino Buzzati fu inviato dal Corriere della Sera al seguito del Giro – eppure fu un’edizione memorabile, con il grande scontro tra Coppi e Bartali che Buzzati raccontò come nessun altro.

Non c’erano neanche le immagini in diretta televisiva; la corsa si ascoltava alla radio o la si leggeva il giorno dopo sulle pagine dei giornali – eppure all’epoca il ciclismo era lo sport più seguito in Italia.

 

Al Giro 2021 le Dolomiti arrivano coperte dalla pioggia, che sopra i 2000 metri a tratti diventa neve.

Troppo pericoloso rischiare le discese in quelle condizioni, quindi la tappa regina viene accorciata.

153 chilometri invece che 212, 3900 metri di dislivello invece che 5700, niente più Fedaia e Pordoi, solo Crosetta e Giau.

Forse non sarà più regina, ma resta comunque una tappa principesca.

Anche perché meno strada significa più intensità, come un gas compresso di colpo in un contenitore troppo piccolo, e infatti già sulle prime rampe della Crosetta la gara esplode.

Vanno via in 24 tra cui la Maglia Azzurra Bouchard, Almeida, Brambilla, Kangert, Martin, Formolo e Nibali, che nella tappa di ieri aveva avuto problemi fisici e si vociferava potesse addirittura non partire, e invece oggi è all’attacco.

Lungo la discesa dopo il Cansiglio dalla fuga si avvantaggiano in sei, i più forti: Nibali e il compagno Ghebreizgbhier, poi Izagirre, Formolo, Almeida e Pedrero.

Quando passano a Belluno, giusto vicino a villa San Pellegrino dove nacque Buzzati, hanno 5’50’’ sul gruppo e 2’ sugli altri 18.

Ad Agordo quelli dietro hanno mollato, sarà quindi una lotta tra i sei di testa e tutti gli altri.

Migliori tra cui non è più segnalato Evenepoel, che nella prima settimana battagliava con Bernal per i secondi di abbuono ai Traguardi Volanti, oggi invece si stacca ancora prima di Alleghe, quando il duro deve ancora cominciare.

A Caprile ai fuggitivi restano 4’ giusti giusti.

Forse abbastanza, forse pochi.

Quando inizia il Giau Formolo allunga su Pedrero e Nibali, Almeida sembra più in difficoltà, invece continua a salire regolare e sarà l’unico tra i fuggitivi a scollinare con i primi.

Dietro infatti il ritmo è altissimo e restano subito in pochi: Bernal, Carthy, Caruso, Ciccone, Bardet e Yates. Non c’è invece Vlasov che ha avuto un problema con la mantellina, deve inseguire e continuerà a farlo fino a Cortina.

Nel frattempo continua a piovere, le immagini televisive arrivano sempre più diradate e la corsa la si segue più che altro grazie agli aggiornamenti di Radio Corsa e alle voci dei telecronisti in moto.

Pare di essere tornati ai tempi di Bartali, ai tempi di Buzzati.

L’ultima immagine che arriva è quella di Bernal che a 6 km dalla cima scatta solitario, con Carthy che prova a seguirlo ma poi deve arrendersi.

Poi solo voci, ma che moltiplicano la fantasia.

Veniamo a sapere che la Maglia Rosa ha ripreso tutti i fuggitivi ed è solitaria al comando, scortata solo da due muri di neve.

Sembra di immaginarsi Coppi sul Pordoi nel 1949.

Grande attesa per l’aggiornamento di Radio Corsa al Gpm, che quando arriva dice che Bernal è passato primo sul Giau con 45’’ Caruso, 1’13’’ su Bardet, 1’30’’ su Ciccone, Carthy e Almeida, 2’10 Vlasov e 2’40’’ Yates.

Ora solo di discesa fino all’arrivo.

Altre voci raccontano che Bardet sta approfittando delle sue grandi doti di discesista e sta per riprendere Caruso, anzi l’ha ripreso e adesso scendono assieme, rosicchiando anche qualcosa alla Maglia Rosa.

 

Telecamere fisse ai -400 metri dal traguardo di Cortina

Aspettano, come tutti, di inquadrare l’arrivo del primo corridore, quello che anche oggi è stato il più forte.

Finalmente torna la diretta televisiva e quello che mostra è Bernal che spinge ancora sui pedali, poi rallenta un attimo giusto in tempo per togliersi la mantellina nera, ripiegarla nella tasca posteriore per mostrare a tutto il mondo quant’è bello vincere una tappa del genere con indosso la Maglia Rosa.

Quest’immagine, in effetti, sarebbe stato un peccato perdersela.

Poi gli altri.

Bardet e Caruso arrivano con 27’’.

Ciccone a 1’18’’, Carthy a 1’19’’ e Almeida 1’21’’.

Vlasov a 2’11’’.

Yates a 2’37’’.

Oggi al Giro sono tornate le Dolomiti, con una tappa accorciata, bagnata, più ascoltata che vista, più immaginata che studiata – come ai tempi d’oro, quando il ciclismo era lo sport più popolare di tutti.

Ha vinto un corridore dalla faccia antica, attaccando da solo in salita, con indosso la Maglia Rosa.

Buzzati delle Dolomiti si domandava: “Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”

Oggi, tutto quanto assieme.

 

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