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Montalbano, Maigret e Gianni Mura

04/10/2020

Partenza da Alcamo, affacciata sul Golfo di Castellammare, costa nord della Sicilia, e arrivo ad Agrigento coi suoi templi e i suoi scrittori.

Alcamo in arabo significa “terra fertile”.

Infatti ci producono il celebre Bianco d’Alcamo: odore fruttato e colore paglierino, dal vitigno autoctono Catarratto.

Da lì si scende per la valle del Belice: Salemi, Santa Ninfa, Partanna, giù verso Castelvetrano pur senza toccarlo, sempre immersi in quel territorio che porta ancora i segni di un terremoto di oltre cinquant’anni fa, luoghi a volte considerati periferia del Paese, ma che quando passa il Giro diventano il centro del Mondo.

Prima di Selinunte svolta a sinistra a costeggiare il Mediterraneo verso Porto Empedocle, si sfiora la casa natale di Pirandello e ultimi quattro chilometri in salita fino ad Agrigento, attraverso la Valle dei Templi. 

Finale da velocisti moderni, che reggono in pendenza, per corridori da classiche, ma anche gli uomini di classifica dovranno stare lì davanti.

Sempre che alla prima occasione utile in questo Giro non parta e arrivi la fuga.

Tappa che sarebbe piaciuta a Gianni Mura, che al centro preferiva sempre la periferia, come preferiva i Pirenei alle Alpi, i Troiani agli Achei.

Come tifava sempre per i fuggitivi, per chi è dalla parte sbagliata delle probabilità.

Questa è anche la terra di Andrea Camilleri e del suo Montalbano, che a Mura piaceva tanto, come gli piaceva Maigret, che in un articolo si prese la libertà di far parlare, con buona pace di Simenon.

In quel dialogo immaginario gli fece dire:

“Una volta gli correvo dietro, oggi tengo per i fuggitivi, quelli che scappano, gli evasi del gruppo.”

 

Adieu maestro, e grazie.

Noi quaggiù cercheremo di non disturbarti troppo, col silenzio dei nostri computer.

Poi ci saranno anche altri tempi e altri luoghi – il primo Giro senza di te è appena cominciato.

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