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Giro d’Italia 2021, Tappa 18: Rovereto – Stradella. Il russo dell’Oltrepo

26/05/2021

Giro d'Italia 2021, Tappa 18: Rovereto – Stradella. Il russo dell'Oltrepo

Tappa 18: Rovereto – Stradella. Il russo dell'Oltrepo

Il Giro è arrivato una volta sola a Stradella, nel ’94: tappa vinta con un colpo di mano da Maximilian Sciandri. 221 chilometri di trasferimento verso le fatiche finali della Corsa Rosa, con negli occhi ancora l’esplosione dello scalatore che aveva vinto le due tappe precedenti, risalendo la classifica: Marco Pantani. Una giornata di festa, con Stradella che traboccava di folla, ma scritte e cori non erano ne’ per lui ne’ per il toscano del Derbyshire, vincitore di tappa. Erano tutti per la maglia rosa, per l’eroe di casa: il russo dell’Oltrepo.

 

Stradella e Broni sono divisi da un paio di chilometri. Due paesi che compongono una storia unica, mescolandosi da sempre senza escludere l’inevitabile punta di rivalità tipica della provincia italiana. Stradella e Broni sono le fisarmoniche di Mariano Dallapè (celebri in tutto il mondo) e le vigne di Barbera e Bonarda, e sono anche la casa di due emigranti della bicicletta, uniti da quell’avventura in rosa. Stradella casa di Emanuele Bombini, DS della Gewiss. Broni casa di Evgenij Berzin, che della squadra era capitano. In maglia rosa dal quarto giorno, Berzin stava completando al Giro una primavera indimenticabile, che già lo aveva visto aggiudicarsi le Liegi-Bastogne-Liegi. Proprio dopo la Doyenne alcuni tifosi locali avevano creato un fan club al bar di Broni, a metà Giro erano già diventati 500: partirono con 10 bus per la tappa il Mortirolo e appena tornati si ritrovarono la corsa sotto casa.

Evgenij era arrivato nell'Oltrepo solo due anni prima, ma era già Eugenio.

Persino Candido Cannavò si spese per ribattezzare il giovane talento russo, forse per sentire un po’ più italiano quel Giro che, con l’inattesa sconfitta di Indurain, segnava l’inizio di una nuova epoca. Ma Berzin era già un corridore di casa, e lì è rimasto. «Prima la mia casa era in giro per il mondo. Un po’ stavo a Vyborg, dove sono nato, un po’ a Mosca, un po’ a San Pietroburgo. Ma a me le città grandi non sono mai piaciute tanto, troppa confusione, troppa gente arrabbiata. Qui mi trovo meglio, è tranquillo, sei fuori dal casino» racconta Berzin oggi, che di quel passaggio sulle sue strade quasi non se ne rese conto, tanta era la concentrazione nel difendere una maglia rosa che nemmeno lui sapeva quanto a lungo sarebbe durata. A chi gli chiedeva quali fossero i suoi limiti rispondeva: «Quando qualcuno mi batterà li conoscerò, ma spero che capiti il più tardi possibile».

In quel Giro non capitò, segnando il punto più alto della sua carriera, declinata presto nelle stagioni successive. Da allora Berzin ha un concessionario auto poco fuori Broni. Il Giro di quest’anno gli passerà davanti, per poi tornare a Stradella, dove nel ’94 tutti stappavano bottiglie di Chardonnay Berzino. Forse non già il pomeriggio di quella tappa, ma pochi giorni dopo: «La vera festa l’abbiamo fatta a fine Giro. Anzi, per essere sicuri ne abbiamo fatte due: una a Stradella e una a Broni».

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