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Giro d’Italia 2021, Tappa 12: Siena – Bagno di Romagna. Come una vecchia quercia

19/05/2021

Giro d'Italia 2021 Siena – Bagno di Romagna Tappa 12

Tappa 12: Siena – Bagno di Romagna. Come una vecchia quercia

Come riverberava, nell’abbagliante luce diffusa di maggio che anticipava l’estate, l’argento della bicicletta Francioni di Alfredo Martini mentre aspettava a Pistoia che il Giro d’Italia 1928 gli scorresse davanti. Quando gli apparse Binda nella sua maglia arcobaleno, Martini rimase folgorato, senza fiato: Binda era maestoso e imponente, come una sensazione d’immenso, un campione tanto atteso che Martini bambino temeva quasi non fosse vero. Ma era verissimo; Martini, dalla bicicletta, non è mai stato deluso.

Da quando suo padre nel 1927 gliene aveva comprata una per 420 lire, due mesi di stipendio per farsi bruciacchiare i capelli e i polmoni dentro gli altiforni della Ginori di Colonnata per controllare se le porcellane fossero cotte al punto giusto, fino alla pista ciclabile che gli hanno intitolato nel 2019 nella strada di casa sua a Sesto Fiorentino, punto di snodo di una tappa che da Siena conduce alla Valle del Savio e al ristoro delle sue acque termali. Prima di tutto, la bicicletta non l’ha mai deluso perché gli ha permesso di pensare. Infatti, si pensa mentre si pedala, ma si pensa anche mentre si aspetta per ore che arrivino sfreccianti, come decimi di secondo, i corridori del Giro.

In secondo luogo il ciclismo non ha mai deluso Martini perché lo aveva reso importante permettendogli di pedalare con le gambe e con la fantasia

Gli amici lo aspettavano dopo l’allenamento per sentire i suoi racconti: Pistoia diventava Capo Horn, Fiesole arcigna ed esotica come una salita himalayana. E poi il ciclismo è conoscenza: le balze aguzze e argillose del Valdarno, le crete del senese o le salite boscose come la Consuma… «e mi sembrava di entrare nel paesaggio toscano, che è bello di un bello di perfezione, di un bello di rigore e anche di un bello che però è un po’ aspro». 


Infine, la bici non ha mai deluso Alfredo Martini perché gli ha permesso di arrivare dovunque, come ha scritto Marco Pastonesi: «a Sesto Fiorentino, che è casa sua, ma anche in tutte le partenze e in tutti gli arrivi, perché le corse sono altre case di cui lui possiede le chiavi, e poi in bar e in trattorie, e in auto e al telefono, e sul ciglio della strada, e in biblioteche, e in teatri, e in chiese». Ma pure subito dietro a Coppi e Bartali nella Cuneo-Pinerolo, spettatore della storia (insieme ad Astrua e Cottur, come teneva sempre a precisare); oppure in un hotel tra Monaco e Milano ad ascoltare Binda e Villa parlare di ciclismo e maglie iridate che anche lui avrebbe festeggiato nei decenni successivi insieme ai suoi ragazzi in maglia azzurra a San Cristóbal, a Goodwood, a Colorado Springs, a Renaix, a Stoccarda e a Benidorm.

Anche quest’anno Martini sarà dovunque al Giro, come una vecchia quercia al bordo di una strada rettilinea, aperta, senza imboscate dietro la curva là in fondo, avrebbe detto Gianni Mura, a fare un’ombra larga agli spettatori che pensano, mentre aspettano che passi il Giro d’Italia.

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