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9 maggio 2016

Quell'ultimo ponte

Una seconda vittoria per Marcel Kittel ieri, e la Maglia Rosa che vola in Italia oggi dopo una tappa che ha scritto una pagina insolita della storia del ciclismo.

Abbiamo visto tappe consecutive con lo stesso arrivo: Asiago-Corvara e Corvara-Corvara, ad esempio, vinte rispettivamente da Argentin e Chiappucci nel 1993. Ma non l’arrivo di ieri come la partenza di oggi, e viceversa. Andata e ritorno, la prima esperienza del ciclismo di ogni giovane, anche se queste tappe consecutive hanno in comune solo le città di partenza e di arrivo, dato che non si corrono per le stesse strade. La Gheldria (in olandese Gelderland) è una provincia di fiumi, guadi, ponti e commercio fluviale lungo il Reno, il Waal, la Mosa, e l’IJssel, ma neppure qui il Giro si bagna due volte nello stesso fiume. (La parola IJssel, a proposito, non è un errore di battitura ma contiene IJ, un dittongo della lingua olandese che, in Steven Kruijswijk, ricorre due volte nel medesimo nome).

“È tutta questione di ponti,” dice il generale Frederick Browning, comandante del I Corpo aviotrasportato britannico, nel film Quell’ultimo ponte (in inglese, A Bridge Too Far). Situata tra le rive di due fiumi, il Nederrijn e il Sint-Jansbeek, Arnhem è stata teatro di una tristemente famosa campagna del secondo conflitto mondiale, denominata Operazione Market Garden, che secondo gli auspici degli Alleati avrebbe dovuto permettere di infiltrarsi nelle linee nemiche, conquistare i ponti strategici nei Paesi Bassi occupati e aggirare le difese tedesche. Speravano di concludere la guerra prima di Natale nel 1944, dopo aver travolto il nemico con un ingente attacco aereo mai tentato prima.

Si dice che Browning abbia comunicato al Maresciallo Montgomery, prima che tutto andasse storto: “Possiamo tenere il ponte ad Arnhem per quattro giorni, però signor Maresciallo temo che quell’ultimo ponte significhi spingersi troppo lontano.”

Se Browning, nella realtà, fosse così arguto come lo hanno ritratto al cinema, sarebbe stato un piacere ascoltarlo, proprio come con Kittel, eloquente e carismatico come sempre, che dopo la gara ha affermato: “Vincere la Maglia Rosa è un modo magnifico di concludere questi primi giorni olandesi del Giro. È proprio come mettere i puntini rosa sulle ‘i’, che in tedesco vuol dire ‘mettere la ciliegina sulla torta’”.

Se Kruijswijk s’impadronisce della maglia sulle Dolomiti, chi vuole acquistare delle azioni delle società di inchiostro rosa lo faccia prima che lui metta tutti quei puntini sui suoi dittonghi.

Finora la vittima principale di questa ‘campagna’ è caduta su una rotatoria in testa al gruppo. Jean-Christophe Péraud che, secondo al Tour de France nel 2014, è stato trasportato in ambulanza nella cittadina di Borculo.

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