torna alle news

20 maggio 2016

LA MONTAGNA (DIA)CRITICA

Per i quattro corridori sloveni del Giro , la tappa odierna Palmanova-Cividale rappresenta qualcosa di particolare. Il tracciato passerà vicino Gorizia , in parallelo con il confine sloveno per le due salite di categoria 1 Montemaggiore e Cima Porzus

Gorizia è una di quelle città di confine dove la storia ha depositato e mescolato molti sedimenti .Nella stupefacente novella di Daša Drndić ‘Trieste’ , Haya Tedeschi, 83 anni, aspetta nel suo appartamento di Gorizia l’arrivo di suo figlio che la guerra le ha portato via , 62 anni prima . Il contesto della novella è la complicata, tragica ed estesa a macchia d’olio storia della Mitteleuropa .

Dall’altra parte della frontiera italo-slovena, Luka Mezgec, disinvolto poliglotta, è diventato noto nella sua patria grazie alla vittoria della tappa finale di Trieste durante il Giro 2014, davanti ad ad una grande folla di connazionali. Chiunque vince prende parte ad un scambio di favori dall’equilibrio precario.Per i corridori, la vittoria significa soldi , fama, prospettive future e, durante l’obbligatoria conferenza stampa posta gara , la possibilità di essere ascoltati. Ma nella conferenza stampa, in cambio di domande decenti dai giornalisti, il corridore è costretto a dire qualcosa degno di essere ascoltato. Per chi no ha il dono della parola, l’esperienza può essere un calvario.

Mezgec e compatriota Primož Roglič sono agli antipodi della capacità oratoria. Roglič, nuovo al ciclismo e alle conferenze stampa, è amichevole ma pecca nel parlare le lingue straniere e nel dare confidenza.

Mezgec, ora con la Orica-GreenEdge, in parte per il suo eccellente Inglese e in parte per la sua bravura nel correre, ha acquisito esperienza vicino a Kittel e Degekolb alla Giant – Alpecin, la sua migliore qualità è mettere Caleb Ewan nelle condizioni migliori per lo sprint finale .Luka ha incontrato la prima volta Primož durante il campionato nazionale sloveno del 2013. Aveva trascorso due anni correndo nelle maratone amatoriali ma era nuovo a competizioni di quel livello. Nella parte più dura della corsa era ancora nel gruppo e ho pensato: “Quel ragazzo ha qualcosa “. Roglič and Luka finirono decimo e undicesimo quel giorno .

Durante la Tirreno-Adriatico di quest’anno, Esteban Chaves dichiarò che Roglič era spesso mal posizionato, poiché perdeva energie per via del vento ma nonostante questo aveva ancora la forza per scalare con i migliori. Sabato scorso, il giorno antecedente la crono Chianti Classico, Luka and Primož scambiarono poche parole per strada. Primož disse a Luka di sentirsi stanco. “Gli dissi che avrebbe trionfato nella crono e l’ha fatto. Molte persone si rafforzano lamentandosi!”

Drndić, Roglič, Mohorič… i nomi sloveni sono un incubo per i commentatori che non parlano la lingua! Mezgec non ha segni diacritici : la ‘c’ alla fine del suo nome signifca che si pronuncia Mezget. Degli altri sloveni che prendono parte al Giro, il nome di Grega Bole è semplice. Mateij Mohorič, il primo ciclista a vincere un mondiale junior e una corsa under 23 in anni consecutive, ha in commune con Primož Roglič il hatchek, caron, pipa o antiflesso sulla ‘c’ finale del suo nome, che si pronuncia con l’affricata postalveolare sorda, il C dolce che corrisponde alla c di amici (nell’alfabeto fonetico, /tʃ/). La ‘ž’ in Primož è una ‘ʒ’, la fricativa postalveolare sonora che non è presente nella lingua italiana, se non in parole di origine straniera come gigolo e garage (o di diletto toscano, dove si realizza come g intervocalica in disagio [diˈzaːʒo]).

ok

ko