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22 maggio 2016

IL SISIFO DEL GIRO D'ITALIA

Se i partecipanti della cronoscalata odierna, in osservanza alla Scommessa di Pascal, volessero fare un voto, dovrebbero dedicarlo al dio della gravità. Neppur i greci, nel loro vasto olimpo, affollato di dei, avevano una divinità despositaria della legge di gravità. Nessuno ha mai reso conto di una cosa simile fino a che, nel diciasettesimo secolo, avvenne la piaga della caduta delle mele.

Sisifo si è visto condannato a spingere per l’eternità un enorme masso fino alla vetta di una montagna, non per aver insultato il dio della gravitá ma per credere che la sua furbizia lo rendeva superiore allo stesso Zeus.

Il suo peccato, dunque, era il Hybris, parola che significa letteralmente tracotanza, eccesso, superbia, orgoglio, di derivazione poco chiara, anche se il primo elemento probabile proviene dalla radice proto-indoeuropea *UD che vuol dire “verso l’esterno, all’insù”. Quindi, forse, è stato punito per essersi creduto al di fuori della jurisidizione della gravità, errore che un ciclista non farebbe mai, certamente non prima della crono odierna di 10,8 km, tutti in salita.

Alla fine dun lungo sforzo, Sisifo compie il suo compito, per poi vedere la pietra barcollare, cogliere ritmo, e correre fino alla base della salita da dove dovrà spingerlo ancora una volta verso l’alto. Albert Camus ha assunto un atteggiamento contrario al mito di Sisifo: “E’ solo durante la discesa, la pausa, che Sisifo mi interessa.” Ha voluto capire i pensieri dell’anima condannata mentre calpestava andando giù per la montagna.

L’esistenzialista nato in Algeria si sarebbe forse interessato di Darwin Atapuma durante la discesa dal Passo di Valparola. Puma, come viene chiamato, è il Sisifo del Giro d’Italia, spingendo eternamente senza mai raggiungere il suo scopo, sull’attacco a tappa 10 (terzo a 1’20 “) e a tappa 13 (25o a 2’33”), e che ieri si è unito al lungo attacco di 36 corridori nella fase iniziale, per poi attaccare da solo sotto l’arco dei 25 km all’arrivo. Il quartetto che conteneva Kruijswijk e Chaves ha chiuso su di lui, ed è stato costretto ad accontentarsi del quarto posto nella tappa.

Un compagno di squadra di Nairo, Chavito e Pantano nel 2010 e 2011 con la Colombia es Pasión, e di Chavito e Pantano in Team Colombia, Puma è quello che ancora non si è rivelato. Forse dovrebbe leggere il mentore di Camus, il filosofo giapponese Kuki Shuzo, che ha scritto che Sisifo rappresenta la condizione umana in tutto la sua assurditá. Nel momento in cui riconosce la futilitá del suo obbligo e la certezza della sua sorte, egli è libero di realizzare la verità della sua situazione esistenziale e di raggiungere uno stato di accettazione contenta. Shuzo conclude che Sisifo, con il suo fermo e sicuro compromesso di ricominciare sempre,’ che lo dovremmo immaginare come un uomo felice, ‘perennemente rinnovando i suoi sforzi, e capace di una ripetizione perpetua della sua insoddisfazione esistenziale.’

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