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23 maggio 2016

IL SETTIMO GIORNO

I Grand Tour sono gli unici eventi sportivi così lunghi da richiedere un taglio di capelli. È una vecchia battuta, ma con un fondo di verità che suggerisce il motivo per cui i giorni di riposo sono necessari per tutti: anche per lo staff che accompagna i corridori.

Un altro detto piuttosto conosciuto è che lo sport è una sorta di religione laica, ció renderebbe i giorni di riposo come una sorta di Shabbat, quel giorno speciale messo da parte dalla settimana di lavoro e dedicato al riposo e al rito religioso. Solo che i grandi tour di tre settimane invertono il calendario: il sacro rito riempie i giorni della settimana ed i giorni di riposo vedono la sospensione dell’attività venerata. È come una settimana di un giorno con sei giorni di riposo. Sembra assolutamente perfetto.

A differenza di molti rituali, quello sportivo funziona solo se è imprevedibile, e questo Giro certamente lo è. La cronoscalata ‘vigilia del sabato’ si è conclusa con 16/100° di secondo tra primo e secondo. Un abisso rispetto al 1/100° di secondo che ha separato Dumoulin da Roglic a Apeldoorn, ma comunque un margine minimo. Dopo la capitolazione di Valverde ieri, Nibali ha perso tempo ieri, e la giornata si è conclusa con Kruiswijk leader e Chaves a 2’12” nella parte alta della classifica.

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