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15 maggio 2016

Il gioco della campana

Ieri, la tappa che Tom Dumoulin vedeva come un’opportunità è diventato la giornata della Maglia Rosa perduta. La forza irresistibile di Apeldoorn e Roccaraso (Aremogna) è venuta meno.

La salita sterrata di Alpe de Poti l’ha confinato al 38° posto sul traguardo di Arezzo, a 2’51” di Brambilla.

Un capitolo si chiude, come si dice, ed è vero che i grandi giri sono storie complesse con più trame e sottotrame. Sono romanzi di speranza, di delusione, di trionfo e di disastro. Ma ogni corridore ha la sua propria lingua e cultura, così la natura del romanzo cambia ogni volta.

Il vincitore della tappa di ieri, Gianluca Brambilla, è nato a Bellano sul lago di Como, una delle ambientazioni de’ I promessi sposi. Per la nuova Maglia Rosa, la cui figlia Asia è nata il 23 aprile, il libro del Giro è, forse, manzoniano, una parabola sulla forza incrollabile dell’amore.

Per il russo Ilnur Zakarin, ora secondo in classifica a 23″, il Giro forse sembra invece dostoevskiyano, una vasta esplorazione filosofica e religiosa della psicologia umana.

Gli anglofoni Steven Kruiswijk, adesso terzo a 33″, e Tom Dumoulin, forse pensano ai romanzi di Gerard Kornelis van het Reve, che si è trasferito in Inghilterra negli anni ’50, ha tolto il “van het” dal suo nome e ha iniziato a scrivere in inglese.

E per la colombiani Esteban Chaves e Rigoberto Urán, rispettivamente sesto e settimo a 48 e 49 secondi, i grandi giri forse hanno qualcosa del realismo magico del loro premio Nobel Gabriel García Márquez, in cui il fantastico e il realistico si fondono in un mondo ricco di fantasia.

Però, sfogliando ancora una volta le pagine dei risultati, un altro pensiero sale. Il sinuoso cronometro individuale di oggi, a 40,5 km, ha molti favoriti: Urán, il vincitore della crono di Barolo due anni fa; Nibali, sempre un buon cronoman (medaglia di bronzo Junior e Under-23); e la Maglia Bianca Bob Jungels (un ex campione juniores del mondo). Ma il percorso di domani si adatta a più di chiunque altro a Tom Dumoulin.

Dunque, forse il capitolo non è finito affatto. Forse questo Giro è meno di un romanzo ottocentesco e si tratta semplicemente di un gioco dell’oca, o anche di un contro-romanzo come quello che Julio Cortázar ha pubblicato nel 1953, Il gioco del mondo (Rayuela). Si tratta di un libro di 155 capitoli, 99 dei quali sono designati come ‘sacrificabili’, e gli altri si possono leggere o in sequenza, oppure saltando secondo le istruzioni specificate dall’autore, oppure il lettore puó sclegiere il proprio percorso attraverso la narrazione.

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