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14 maggio 2016

Di bici e di libri

La tappa di ieri avrebbe potuto essere dedicata alla storia della stampa. La Divina Commedia di Dante, il primo libro mai stampato in lingua italiana, è stato pubblicato nella città d’arrivo, Foligno, nel 1472. La città di partenza, Sulmona, è la città natale di Ovidio, la cui Metamorfosi, una vasta raccolti di racconti sui temi della mutevolezza, la violenza, l’arte, e il potere (non una parola, è vero, sul ciclismo professionale), è stata tradotta in inglese e pubblicata nel 1480 da William Caxton, che ha aperto la strada alla nuova tecnologia della stampa in Inghilterra.

 Dal punto di vista tecnologico, il libro e la bicicletta hanno molto in comune. Il compianto Umberto Eco li considerava entrambi miracoli della tecnologia eterna, come la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello o il piatto.

“Il coltello viene inventato prestissimo, la bicicletta assai tardi. Ma per tanto che i designer si diano da fare, modificando qualche particolare, l’essenza del coltello rimane sempre quella. Ci sono macchine che sostituiscono il martello, ma per certe cose sarà sempre necessario qualcosa che assomigli al primo martello mai apparso sulla crosta della terra. Potete inventare un sistema di cambi sofisticatissimo, ma la bicicletta rimane quella che è, due ruote, una sella, e i pedali. Altrimenti si chiama motorino ed è un’altra faccenda.”

Passando l’opportunità di pontificare sui motori nascosti (di cui Eco ha poco da dire) e complottismo (su cui ha scritto molte pagine), ecco una ulteriore riflessione sulla lettura e lo sport. Dicono che è possibile leggere i resoconti delle partite di giocatori di scacchi di classe mondiale e psicoanalizzarli su tale base. Almeno un articolo è stato scritto su Che Guevara, un giocatore di livello quasi internazionale, sulla base dei registi delle sue partite a scacchi. Nelle mani di un ciclista di classe mondiale come Tom Dumoulin, la bici non è solo il veicolo di terra a propulsione umana più efficiente, ma anche un meccanismo che consente al corridore di leggere la propria condizione fisica, così chiaramente come se fosse stampato in un libro. La bici diventa il libro del corpo. Ecco Dumoulin dopo la tappa di ieri:

 Domanda: Perché esattamente non sei andato a fare una concentrazione in altura prima del Giro?

Risposta: Ho fatto questa scelta perché … è una buona domanda, in realtà, perché non voglio diventare un ciclista che si trova lontano da casa tutto l’anno, e così, visto che, dopo il Giro, andrò in altura per prepararmi per le Olimpiadi di Rio, ho deciso di non andare prima del Giro. Inoltre, l’idea che avevo era che non sarei andato per la classifica generale qui. In base a ciò, non sarebbe stato necessario allenarmi in montagna. Ora la mia forma risulta essere piuttosto bene, così forse sarò in lizza per il GC in ogni caso.

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